Al Lettore [parole di Charles Baudelaire]

L'errore, la stoltezza, il peccato, l'avarizia ci tormentano il corpo, ci assillano la mente, e di amabili rimorsi diventiamo nutrimento come il mendicante alimenta i propri insetti.
Testardi nel peccato, nel pentimento incerti, chiediamo un alto prezzo per le nostre confessioni e nella via di fango torniamo poi contenti certi di un pianto vile, lavacro a ogni colpa.
Sul cuscino del male satana trismegisto lungamente ammaliata l'anima culla, e il prezioso metallo della nostra volontà tutto lo manda in fumo lui sapiente alchimista.
E' lui, il diavolo, che tira i nostri fili! Così troviamo seducenti oggetti repellenti; ogni giorno d'un passo scendiamo nell'inferno, senza orrore attraversando un puzzo di tenebra.
Come un misero vizioso bacia e succhia il seno straziato di un'antica puttana, così arraffiamo al volo un piacere segreto, arancia rinsecchita che a fondo spremiamo.
Nel cervello stipati, brulicanti come vermi, si scatenano in un'orgia milioni di demoni; nel respiro, invisibile fiume, la morte ai polmoni ci scende con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l'incendio, il pugnale non abbelliscono ancora ricami graziosi, la trama banale dei nostri destini pietosi, è solo perchè bastante ardire manca al cuore.
Ma fra tutti gli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, gli scorpioni, i mostri che urlano, grugniscono, guaiscono nel serragio infame strisciando nei nostri vizi; uno ve n'è più brutto, più crudele, più immondo!
Si muove appena né lancia grandi strida, della terra farebbe volentieri un'unica rovina e il mondo inghiottirebbe sbadigliando; è la Noia -gli occhi gonfi d'un pianto involontario, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Lo conosci, lettore, quel mostro delicato, -ipocrita lettore, -mio simile, -fratello!

lunedì 26 maggio 2008

"vecchie fiamme" [...]

Sai cosa c’è? C’è che il manichino a volte ritorna a farsi vivo…era chiuso nell’armadio, scrutava tutto da una piccola fessura che facevano le tende…lui guardava da li.

Osservava ogni scena, ascoltava ogni parola ed a volte faceva finta di non sentire, si copriva le orecchie, perché determinate cose fa un po’ male sentirle dire.

Chiuso li dentro, come nascosto tra i vestiti, spesso, forse, li indossava anche, chissà, magari per sentirsi un po’ qualcun altro, o chissà.

Quel povero manichino sentiva le mani legate, era li, pensante ma immobile, fissava quell’unico punto, non aveva capacità motorie, era in legno e stoffa, colorata credo. Fissare quel punto, ora me ne rendo conto, è stressante, eppure lui stava li, fermo, non poteva far altro.

Quando ritorna a farsi vivo sente il bisogno di uscire da se stesso, andare oltre e capire meglio, cercare spiegazione a quei pianti che udiva di tanto in tanto, cerca spiegazioni ai dolori, cerca spiegazioni ai perché…che infondo si poneva nonostante non avesse,forse motivo, d'altronde non conosceva la vita vera, quella che noi cerchiamo di vivere e chissà magari lui ne avrebbe capito davvero il senso, sarebbe riuscito a vivere dettaglio dopo dettaglio.

Lui ascoltava tutto, ma davvero tutto ogni singola cosa, aveva anche imparato a capire le espressioni.

Quell’armadio era troppo pieno, pieno di vecchie cose, scatole, oltre che scarpe, cappelli, borse, sciarpe c’erano anche fili di rame a cui lui era affezionato. Ora è un po’ tutto via, non via del tutto messo un po’ da parte. Lui stava stretto…

La notte si teneva compagnia pensando, non poteva dormire, aveva gli occhi aperti e nessuno glieli chiudeva. Stava in una posizione scomoda. Lo sguardo non era ne triste ne felice…

Sai cosa c’è? C’è che il manichino s’è forse un po’ stufato ed è scappato ed adesso a porsi domande è rimasta una bambina…lei può cambiar posizione, può chiudere gli occhi e scegliere cosa sentire, lei può molte cose che lui non poteva eppure il mondo le impedisce di uscire dalla stanza, le mette paura…lei ha bisogno di quel manichino, che le teneva compagnia la notte, che la faceva sentire diversa…liberaribellerivoluzionaria!

[photo by DeviantArt]

ballèrotta bohèmien

venerdì 23 maggio 2008

[...]per certi versi...

ho affrontato troppe volte questo argomento ed ogni volta finisce alla stessa maniera, quasi mi arrendo ormai, nonostante non sia da me...
dopo un po' la gente si stufa, o per lo meno inizia a capire, infondo è questo quello che la gente crede...la gente crede che gli altri non capiscano nulla.
invece manca sempre poco, c'è una linea sottilissima che divide ogni cosa, ed ogni cosa ha mille volti...
c'è gente che si fa la corazza, china il capo e accetta la situazione, o le situazioni, per come sono, tanto poi si vedrà...io è troppo tempo che faccio così, perché marta è cara ed è buona, non sarà molto espansiva o chissà cosa ma mantiene la calma...
in effetti mi potrebbe crollare il mondo addosso e forse non mi sposterei di un millimetro, forse perché ho i riflessi lenti? forse perché ho capito come va?...
in fin dai conti sto bene, ormai ho una soglia del dolore molto alta e lontana, non percepisco più nulla a parte i dettagli che ancora mi fottono la mente ed i pensieri...a volte mi chiedo perché ricordo quelli e non le cose più ovvie e scontate...
ma marta è fatta così...
marta è quella che ama la danza classica e la musica, quella che legge i mattoni, quella dei colori, quella che separa corpo e mente, marta è quella che ha lo stomaco impermeabile a tutto, marta è quella che le cose le vuole capire, quella che a causa di determinate cose non parla molto, marta è quella dell'apparenza.
ormai certe situazioni le tollero solo perché devo; solo per non far male ad altri.
ma ho voglia di sputare ed urlare in faccia alla gente...il problema è il seguito, mi porterebbe ad alienarmi da ogni situazione e marta teme la solitudine, per certi versi....

[immagine Egon Schiele]

domenica 18 maggio 2008

non sono solita discutere del privato ma....

per me non è un giorno importante, forse perchè non credo per lo meno non come intendono loro...ma so che è importante per una persona a me troppo cara...e con delle immagini e la felicità che mi ha dato le volevo porgere gli auguri che ancora non le ho fatto...



Splendidissima Tu...

Ti Voglio Bene Mia Sorella

[in photo la Sorella e Moi e Sorella by PapO]

ballerotta bohèmien

martedì 13 maggio 2008

uhm!?!?!?

ma non so...
sbaglio tattica?
manovra di gioco?
sbaglio arma?
o battaglia?
sarà perché mi sento vicino alle stelle, perché credo che ci voglia poco per mandare tutto all'aria...sarà perché vivo istante per istante sentendo l'umidità che mi pervade le ossa...sarà perché sento ciò che voglio e dico ciò che mi va...sarà perché mi sento viva...

oggi cado. forse è un periodo che mi accade, eppure cado e mi sento risalire con una mia propria volontà, che ancora mi chiedo da dove venga...

come sempre mi pongo interrogativi stupidi, forse tipici di quest'adolescenza, infondo sono stata io a dipingere il quadro [che ancora devo finire] con la ragazza che sputava punti interrogativi...eh si, per la giornata dell'arte ho fatto quattro tele [tutte e quattro ancora da terminare] raffiguranti le quattro età dell'uomo...l'ho chiamato "nascono, crescono, si riproducono e muoiono" mi riferisco giusto a noi umani...

dunque...oltre gli interrogativi credo d'essere molto felice...finalmente posso dire di sentirmi davvero una pseudo ballerina e non immaginavo nemmeno di poter arrivare a certi livelli...

ora come ora attraverso una fase dove gli sbalzi d'umore mi fanno vittima di mutismo e persuasione, mi coinvolgo in tutto facilmente e mi avvolgo in teli di parole che fanno male e riesco anche a calarmi in realtà che fanno male...ma le dipingo, le coloro e le rendo migliori, almeno visibilmente!

oggi vinco con tattiche mie, che ancora devo ben stipulare...
oggi prefisso manovre di gioco per abbattere i miei avversari e bersagli...
oggi preparo e lucido le mie armi migliori...
oggi mi avvio verso una battaglia dura, una con me stessa e con la realtà che mi avvolge...con la realtà della gente, attaccata troppo al materialismo delle parole e dei fatti...

[in photo Moi by Dà]
ballerotta bohèmien

domenica 4 maggio 2008

formidabili quegli anni

sarà perchè non c'è più lo spirito giusto...o perchè siamo i figli della rivoluzione...sarà perchè viviamo sotto sorveglianza...o perchè non abbiamo la volontà...
eppure sappiamo renderci conto che quegli anni furono i migliori...sappiamo renderci conto che non torneranno più, nonostante a volte si tenti...
sarà perchè sono passati quarant'anni...sarà perchè quegli anni sono stati formidabili...
"quell'anno ha visto fiorire straordinarie invenzioni o ha dato un inizio a un degrado forse irreparabile? è stata la necessaria svolta che ha liberato il costume e la politica dalle gabbie della vecchia società, oppure una pestilenziale epidemia di egualitarismo, un'ubriacatura demagogica di cui paghiamo tutt'ura le conseguenze? è stata l'alba della nuova società o l'ultimo soprassalto del vecchio mondo?
Prima si sparare giudizi, è indispensabile capire quello che è davvero successo in questi mesi, e quali sono state le reali speranze e visioni di chi ha partecipato al più straordinario movimento giovanire della storia." [tratto dalla prefazione del libro Formidabili quegli anni di Mario Campana]
"In fondo, i primi che hanno fatto il discorso del numero, che hanno detto soltanto: questo è giusto, quindi ci impegnamo a farlo, senza curarsi se ci siano o no possibilità di successo, sono stati i contestatori del '68.
Con il '68 c'è stata la vera svolta. un atteggiamento mentale che era un'autentica rivoluzione culturale. [...] è la prima volta che è stato ripudiato l'opportunismo intellettuale" [Carlo Cassola]
" Questa specie di rivoluzione, di cui sono certamente riflessi i fatti operai del '69, ebbe il respiro di un fenomeno mondiale pur con caratteristiche peculari nei singoli paesi.
Esso ebbe da noi una vibrazione singolare e certo non è passato senza lasciare tracce durevoli.
Ed anzi non è passato, ma resta come un modo di essere vitale della nostra società ed un fattore di maturazione umana e civile che, con rilevanti cambiamenti di stati d'animo e fattori istituzionali, ha dato i suoi frutti e altri ne darà" [Aldo Moro]
"Il 1968 fu un rasoio che separò il passato dal futuro" [Time del 1988

...non siamo vittime di quegli anni, ma ne siamo una conseguenza e definirci suoi figli e forse un onore...spesso, forse, non sappiamo apprezzare quello che è stato proprio come facciamo di quegli anni...sono state mille le rivoluzioni anche nei secoli precedenti ma quella del sessantotto fu proprio quella che si distinse più tra tutte...forse è proprio grazie a quegli anni che noi siamo qui...così...
credo che la voglia di poterli vivere ci sia un po' in tutti, per lo meno in gran parte, anche se si sta perdendo questo "mito"...
forse determinate situazioni che viviamo oggi non le affianchiamo a ciò che accadde 40 anni fa eppure è proprio così...
c'è chi condanna, chi esalta...ma lo spirito del '68 vive, per lo meno mi piace pensarla così...è anche vero che è stata un po' creata un'utpia di quello che poteva essere un mondo migliore o comunque una situazione migliore e troppe cose sono cambiate da quella volta e da allora ci sono stati grandi cambiamenti che adesso vanno a degradare e diminuire...
siamo figli di quegli anni e come tutte le ciambelle non riescono col buco anche noi siamo così...
è verò non viviamo grandi oppressioni, per lo meno non noi qui in italia, eppure allora si protestava come se davvero tutto il mondo fosse paese...
questa non vuole essere una protesta, o un rimporvero, alla quasi apatia delle generazioni che dopo 40anni, anzi meno, ci siamo state ma una spinta a rivedere quegli anni e capire cosa accadde e cosa ci fece arrivare qui...
formidabili quegli anni, si...e si spera anche quelli prossimi...li voglio leggere positivamente...
[photo by DeviantArt]
ballerotta bohèmien

giovedì 1 maggio 2008

attendendo i fratelli mollica mi faccio un buon trip!!!

Folletto: Oh sei tu qua, figliuolo di Sabazio? Dove si va?
Gnomo: Mio padre m'ha spedito a raccapezzare che diamine si vadano macchinando questi furfanti degli uomini; perchè ne sta con gran sospetto, a causa che da un pezzo in qua non ci danno briga, e in tutto il suo regno non se ne vede uno. Dubita che non gli apparecchino qualche gran cosa contro, se però non fosse tornato in uso il vendere e comperare a pecore, non a oro e argento; o se i popoli civili non si contentassero di polizzine per moneta, come hanno fatto più volte, o di paternostri di vetro, come fanno i barbari: o se pure non fossero state ravvalorate le leggi di Licurgo, che gli pare il meno credibile.
Folletto: Voi gli aspettate invan: son tutti morti, diceva la chiusa di una tragedia dove morivano tutti i personaggi.
Gnomo: Che vuoi tu inferire?
Folletto: Voglio inferire che gli uomini sono tutti morti, e la razza è perduta.
Gnomo: Oh cotesto è caso da gazzette. Ma pure fin qui non s'è veduto che ne ragionino.
Folletto: Sciocco, non pensi che, morti gli uomini, non si stampano più gazzette?
Gnomo: Tu dici il vero. Or come faremo a sapere le nuove del mondo?
Folletto: Che nuove? che il sole si è levato o coricato, che fa caldo o freddo, che qua o là è piovuto o nevicato o ha tirato vento? Perchè, mancati gli uomini, la fortuna si ha cavato via la benda, e messosi gli occhiali e appiccato la ruota a un arpione, se ne sta colle braccia in croce a sedere, guardando le cose del mondo senza più mettervi le mani; non si trova più regni nè imperi che vadano gonfiando e scoppiando come le bolle, perchè sono tuffi sfumati; non si fanno guerre, e tutti gli anni si assomigliano l'uno all'altro come uovo a uovo.
Gnomo: Nè anche si potrà sapere a quanti siamo del mese, perchè non si stamperanno più lunari. Folletto: Non sarà gran male, che la luna per questo non fallirà la strada.
Gnomo: E i giorni della settimana non avranno più nome.
Folletto: Che, hai paura che se tu non li chiami per nome, che non vengano? o forse ti pensi, poichè sono passati, di farli tornare indietro se tu li chiami?
Gnomo: E non si potrà tenere il conto degli anni.
Folletto: Così ci spacceremo per giovani anche dopo il tempo; e non misurando l'età passata, ce ne daremo meno affanno, e quando saremo vecchissimi non istaremo aspettando la morte di giorno in giorno.
Gnomo: Ma come sono andati a mancare quei monelli?
Folletto: Parte guerreggiando tra loro, parte navigando, parte mangiandosi l'un l'altro, parte ammazzandosi non pochi di propria mano, parte infracidando nell'ozio, parte stillandosi il cervello sui libri, parte gozzovigliando, e disordinando in mille cose; in fine studiando tutte le vie di far contro la propria natura e di capitar male.
Gnomo: A ogni modo, io non mi so dare ad intendere che tutta una specie di animali si possa perdere di pianta, come tu dici.
Folletto: Tu che sei maestro in geologia, dovresti sapere che il caso non è nuovo, e che varie qualità di bestie si trovarono anticamente che oggi non si trovano, salvo pochi osami impietriti. E certo che quelle povere creature non adoperarono niuno di tanti artifizi che, come io ti diceva, hanno usato gli uomini per andare in perdizione.
Gnomo: Sia come tu dici. Ben avrei caro che uno o due di quella ciurmaglia risuscitasse, e sapere quello che penserebbero vedendo che le altre cose, benchè sia dileguato il genere umano, ancora durano e procedono come prima, dove essi credevano che tutto il mondo fosse fatto e mantenuto per loro soli.
Folletto: E non volevano intendere che egli è fatto e mantenuto per li folletti.
Gnomo: Tu folleggi veramente, se parli sul sodo.
Folletto: Perchè? io parlo bene sul sodo.
Gnomo: Eh, buffoncello, va via. Chi non sa che il mondo è fatto per gli gnomi?
Folletto: Per gli gnomi, che stanno sempre sotterra? Oh questa è la più bella che si possa udire. Che fanno agli gnomi il sole, la luna, l'aria, il mare, le campagne?
Gnomo: Che fanno ai folletti le cave doro e d'argento, e tutto il corpo della terra fuor che la prima pelle?
Folletto: Ben bene, o che facciano o che non facciano, lasciamo stare questa contesa, che io tengo per fermo che anche le lucertole e i moscherini si credano che tutto il mondo sia fatto a posta per uso della loro specie. E però ciascuno si rimanga col suo parere, che niuno glielo caverebbe di capo: e per parte mia ti dico solamente questo, che se non fossi nato folletto, io mi dispererei.
Gnomo: Lo stesso accadrebbe a me se non fossi nato gnomo. Ora io saprei volentieri quel che direbbero gli uomini della loro presunzione, per la quale, tra l'altre cose che facevano a questo e a quello, s'inabissavano le mille braccia sotterra e ci rapivano per forza la roba nostra,dicendo che ella si apparteneva al genere umano, e che la natura gliel'aveva nascosta e sepolta laggiù per modo di burla, volendo provare se la troverebbero e la potrebbero cavar fuori.
Folletto: Che maraviglia?
quando non solamente si persuadevano che le cose del mondo non avessero altro uffizio che di stare al servigio loro, ma facevano conto che tutte insieme, allato al genere umano, fossero una bagattella.E però le loro proprie vicende le chiamavano rivoluzioni del mondo, e le storie delle loro genti, storie del mondo: benchè si potevano numerare, anche dentro ai termini della terra, forse tante altre specie, non dico di creature, ma solamente di animali, quanti capi d'uomini vivi: i quali animali, che erano fatti espressamente per coloro uso, non si accorgevano però mai che il mondo si rivoltasse.
Gnomo: Anche le zanzare e le pulci erano fatte per benefizio degli uomini?
Folletto: Si erano; cioè per esercitarli nella pazienza, come essi dicevano.
Gnomo: In verità che mancava loro occasione di esercitar la pazienza, se non erano le pulci.
Folletto: Ma i porci, secondo Crisippo, erano pezzi di carne apparecchiati dalla natura a posta per le cucine e le dispense degli uomini, e, acciocchè non imputridissero, conditi colle anime in vece di sale.
Gnomo: Io credo in contrario che se Crisippo avesse avuto nel cervello un poco di sale in vece dell'anima, non avrebbe immaginato uno sproposito simile.
Folletto: E anche quest'altra è piacevole; che infinite specie di animali non sono state mai viste nè conosciute dagli uomini loro padroni; o perchè elle vivono in luoghi dove coloro non misero mai piede, o per essere tanto minute che essi in qualsivoglia modo non le arrivavano a scoprire. E di moltissime altre specie non se ne accorsero prima degli ultimi tempi. Il simile si può dire circa al genere delle piante, e a mille altri. Parimente di tratto in tratto, per via de' loro cannocchiali, si avvedevano di qualche stella o pianeta, che insino allora, per migliaia e migliaia d'anni, non avevano mai saputo che fosse al mondo; e subito lo scrivevano tra le loro masserizie: perchè s'immaginavano che le stelle e i pianeti fossero, come dire, moccoli da lanterna piantati lassù nell'alto a uso di far lume alle signorie loro, che la notte avevano gran faccende.
Gnomo: Sicchè, in tempo di state, quando vedevano cadere di quelle fiammoline che certe notti vengono giù per l'aria, avranno detto che qualche spirito andava smoccolando le stelle per servizio degli uomini.
Folletto: Ma ora che ci sono tutti spariti la terra non sente che le manchi nulla, e i fiumi non sono stanchi di correre, e il mare, ancorchè non abbia più da servire alla navigazione e al traffico, non si vede che si rasciughi.
Gnomo: E le stelle e i pianeti non mancano di nascere e di tramontare, e non hanno preso le gramaglie.
Folletto: E il sole non s'ha intonacato il viso di ruggine; come fece, secondo Virgilio, per la morte di Cesare: della quale io credo ch'ei si pigliasse tanto affanno quanto ne pigliò la statua di Pompeo.
[photo by Moi, qualche tempo fa]
Giacomo Leopardi