Al Lettore [parole di Charles Baudelaire]

L'errore, la stoltezza, il peccato, l'avarizia ci tormentano il corpo, ci assillano la mente, e di amabili rimorsi diventiamo nutrimento come il mendicante alimenta i propri insetti.
Testardi nel peccato, nel pentimento incerti, chiediamo un alto prezzo per le nostre confessioni e nella via di fango torniamo poi contenti certi di un pianto vile, lavacro a ogni colpa.
Sul cuscino del male satana trismegisto lungamente ammaliata l'anima culla, e il prezioso metallo della nostra volontà tutto lo manda in fumo lui sapiente alchimista.
E' lui, il diavolo, che tira i nostri fili! Così troviamo seducenti oggetti repellenti; ogni giorno d'un passo scendiamo nell'inferno, senza orrore attraversando un puzzo di tenebra.
Come un misero vizioso bacia e succhia il seno straziato di un'antica puttana, così arraffiamo al volo un piacere segreto, arancia rinsecchita che a fondo spremiamo.
Nel cervello stipati, brulicanti come vermi, si scatenano in un'orgia milioni di demoni; nel respiro, invisibile fiume, la morte ai polmoni ci scende con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l'incendio, il pugnale non abbelliscono ancora ricami graziosi, la trama banale dei nostri destini pietosi, è solo perchè bastante ardire manca al cuore.
Ma fra tutti gli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, gli scorpioni, i mostri che urlano, grugniscono, guaiscono nel serragio infame strisciando nei nostri vizi; uno ve n'è più brutto, più crudele, più immondo!
Si muove appena né lancia grandi strida, della terra farebbe volentieri un'unica rovina e il mondo inghiottirebbe sbadigliando; è la Noia -gli occhi gonfi d'un pianto involontario, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Lo conosci, lettore, quel mostro delicato, -ipocrita lettore, -mio simile, -fratello!

domenica 28 settembre 2008

Tratto dai miei compiti di filosofia per domani

Arte e bello sono da sempre stati motivo di discussione, fin da tempi antichi. Ci si poneva domande su come l’arte avrebbe potuto influenzare l’uomo, se aveva potere educativo o diseducativo, se fosse stata davvero in grado di appartenere alla realtà e ne fosse, di essa, solo una scarsa imitazione. Se esiste un’essenza della bellezza, ce lo si pone ancora adesso.

La poesia serviva, in particolar modo, a rimembrare ciò che l’uomo, da eroe, avesse fatto, una sorta d’esaltazione dell’essere. Ed il poeta non era altro che una persona colta, che da chi viveva nell’ignoranza, era ritenuto come una divinità. [avrei voluto essere una musa] La poesia era una divina follia. [Platone]

E la musica? Essa aveva potere sull’uomo tanto quanto la poesia, essa ammaliava.

Il bello era strettamente legato al bene…ed adesso? Adesso il bello è legato al dannato alla seduzione.

C’era chi condannava l’arte ritenendola, però una scarsa imitazione della realtà e delle idee dell’uomo su di essa. Ma la bellezza non è che manifestazione di idee, ciò che eleva, forse, all’esperienza razionale.

Infondo imitare non è che essere a conoscenza di un qualcosa, anche questo è in grado di suscitare emozione, soprattutto attraverso l’imitazione distorta. Ma l'arte potrebbe anche essere la spiegazione del teorico applicato al pratico. Una semplificazione, anche un messo forse.

Ci sono stati tempi in cui l’arte imbigottiva soltanto, tempi in cui l’uomo era in grado di ipnotizzare con l’arte, tempi in cui l’arte non aveva più un valore estetico.

Per un determinato periodo, bene e bello vennero scissi. Il bene veniva definito ciò a cui ogni cosa tende, mentre il bello non era altro che ciò che produceva piacere.

Se il bene è ciò a cui tende ogni cosa allora noi umani siamo per natura tendenti all' essere buoni,definibili tali; allora cosa ci spinge ad avvicinarci al male? Ma l’uomo per natura tende al bene o al male? Se questo non si unisce al bello, cosa che credevano, allora siamo vittime di una natura distorta.

Forse si, il bello è solo ciò che produce piacere, sembra quasi ovvio, magari non lo è, eppure un minimo fondo di verità c’è, scagli la prima pietra chi non è mai stato sbalordito da ciò che è davvero bello, intendo universalmente bello.

L’estetica può essere definita come la scienza filosofica del bello, la scienza delle forme con le quali il bello si esprime nelle arti e nella natura, e degli effetti che esso produce sui fruitori.

Non a caso i punti fondamentali dell’estetica sono il bello e l’arte. Ci si è spesso chiesti, domanda, dunque, comune nei vari secoli, se l’arte assumesse solo una raffigurazione oggettiva o soggettiva oppure entrambe.

Di fatto la bellezza dà piacere ma questo piacere è personale o collettivo? Eppure quando diamo appellativo di “bello” ad un qualcosa cerchiamo sempre il sostegno altrui e chissà se lo facciamo perché crediamo che ci sia un bello comune. Infondo la bellezza, si dice, che sia soggettiva.

Abbiamo le idee forse troppo confuse, magari siamo realmente belli dentro e fuori. Mi sono sempre posta se ogni persona realmente bella dentro lo è anche fuori o il contrario...i se c'è dell'opposto in questo. conosco poca gente realmente bella, intendo esteriormente, spesso perché si rifugia nel ridicolo tentando di apparire realmente bella esteriormente. ma conosco molta gente che non pagheresti una lira esteriormente, forse perché crede che tutto ciò che ci rende davvero belli sta dentro.

La perfezione si raggiunge, forse, solo quando dentro e fuori si è equilibrati ed a questo punto si potrebbe davvero definire bello un qualcuno se è bello dentro e fuori, anche se si potrebbero aprire milioni di parentesi al riguardo, per via della soggettività ecc.

Una cosa è cerca però...prima o poi la bellezza esteriore scadrà e ci resterà solo quella interiore e noi cosa faremo?

siamo così attaccati alle apparenze[?]

[photo by Saudek]

ballerotta bohèmien

mercoledì 24 settembre 2008

.A.M.A.N.D.O. [mi]

attimi che ti distolgono la mente...

infimi momenti che restano un dettaglio di poca rilevanza nella mente. eppure c'è stato.
la mente è confusa, si plasma quasi con il corpo, ma non con il comportamento, i due si distinguono e si attraggono, ma anche respingono.
poi si ha il caos dentro...e si cercano risposte...e di risposte ne arrivano anche tante, è che tu ti aspetti quella, quella giusta, quella che vorresti sentire.
siamo pieni di aspettative, inutile negarlo, progettiamo anche senza sapere che ci facciamo male. forse a volte, ed è meglio o peggio [che dir si voglia], ne siamo consapevoli ma andiamo incontro a situazioni inaudite.

ultimamente "evade" in me uno spirito quasi del tutto assente ed instabile, non ho mente, per lo meno fingo di non averla.
stento a capire la mia felicità...eppure lo sono.
ho paura di apparire apatica...è che ho solo voglia di staccarmi...


questo cordone ombelicale, all'atto del parto, potrebbe strozzarmi!
[dipinto di Rafal Olbinski]
ballerotta bohèmien

venerdì 19 settembre 2008

quando il caos resta dentro [la cosa splendida è che sono davvero così]

ho bisogno della brezza delle cinque del mattino di quest'estate, giusto per svegliarmi un po'. reintegrarmi in determinati contesti non è semplice, dopo l'essere stata scombussolata per tre mesi, dal vivere in maniera opposta all'intero altro pezzo di mondo che avanzava, oltre me!
sento davvero il bisogno della sabbia bollente sulla pelle, almeno per l'ultima volta, non perché mi manca l'estate, non posso dirlo dopo così poco, non ne sento il bisogno, eppure sento il bisogno di passare ancora un attimo in spiaggia, semplicemente per rendermi consapevole del fatto che quello che sfioro, è l'ultimo granello per quest'anno...mi ero anche promessa un ultimo bagno.
gli interrogativi, per adesso, restano.
rendendomi conto di situazioni considerevoli, mi vedo al di la di una finestra, che da su di un muro, che si trova al di la di una siepe; mi vedo li, e leggo bene nella mia mente ciò che per adesso scorre, colmo di paure, eppure sono felice, nonostante oggi Leopardi mi abbia messo una malinconia e certe consapevolezze nelle mani che mi sconvolgono.
alzo gli occhi al cielo, che ultimamente scorgo meno. faccio bene, faccio male, chiedimi se sto bene e/o sto male!
ho pensieri troppo intrecciati, anche solo per adesso!
[photo by deviantart]

ballerotta bohèmien

domenica 14 settembre 2008

Caramelle all'Idrogeno

C'era una volta una bambina che aveva un cane. Inizio scontato, certo. Almeno la metà delle persone hanno un cane. O un gatto. O dei pesci in un aquario. O delle tartarughe. Un qualsiasi animale domestico. Il cane di questa bambina, però, scartava le caramelle e se le mangiava. Lo faceva da solo, senza nessun aiuto da parte degli esseri umani che assistevano alle sue imprese, per poi applaudire. Le caramelle si trovavano in un recipiente a forma di anfora greca , posizionato vicino alla porta d'ingresso, così che gli ospiti potessero servirsene a loro piacimento. Bastava allungare una mano nello stagno di foglie zuccherose, chiuse nel simulacro di vaso ellenico e, dopo averle sbucciate, infilarsele in bocca. C'erano caramelle di ogni gusto, quindi nessuno poteva dirsi insoddisfatto di quello che gli capitava. Alla bambina, però, andavano a genio quelle persone che non stavano troppo a soffermarsi sul gusto. Alla bambina piacevano tutti coloro che, coraggiosamente, inghiottivano casualità. Che fosse anice, mango, fragola, banana, albicocca. Persone che sperimentavano. Lo faceva anche lei. Per questo li amava. Il suo cane, prima di scartare, annusava. Poi, se gli garbava il tipo di caramella, con le zampine la sventrava. La bambina scuoteva la testa.Tu non sei il mio cane, diceva. Ti devono aver adottato. Il mio cane non si fiderebbe così dell'olfatto.A scuola aveva appena imparato che esistono cinque sensi e che quello grazie a cui si riconoscono i vari odori è detto olfatto. Quando era sicura di non essere vista, si accasciava vicino al cane e gli sussurrava: fidati solo delle mani. Anche il naso è importante, ma sono queste che ti salveranno. Le tue dita. Il tatto.Aveva imparato la parola"tatto" e se n'era innamorata. Da subito. Capita a volte, no? Conosci qualcosa o qualcuno che ti entra subito in circolo. Che diventa all'istante parte di te. Una terza mano o un terzo occhio. Un secondo cuore. Un altro alluce, come Marylin Monroe. E scopri che, di questa cosa, di questa persona non riesci più a farne a meno. Non vuoi più farne a meno. Perchè l'aria diventa più limpida quando sei davanti all'oggetto o a chi ti ispira determinate sensazioni. E' come trovarsi appena sopra uno di quei laghi alpini che riflettono anche il minimo particolare, quasi fosse un'immensa e liquida fotografia. Qualcosa o qualcuno che ti entra nel sangue e ti arriva al cervello. Ti tocca tutti gli organi importanti. Fino al cuore. E lì si ferma a riposare.Alla bambina piacevano anche altre parole.Sussurro, ad esempio.O silenzio. Adorava pronunciarle al buio. Adorava riempire la sua stanza di sussurri. Come se ci fossero più persone lì dentro e tutte parlassero contemporaneamente. Amava il modo in cui cantavano nella sua bocca. Le scivolavano sulle labbra e parevano opere sinfoniche. All'epoca, la bambina non sapeva cosa fossero le opere sinfoniche. Ma, se avesse potuto dare un nome a ciò che le galleggiava in bocca quando pronunciava certi termini, sarebbe stato lirismo.Il cane lasciava sul pavimento le caramelle indigeste. Con il rivestimento ancora umido del suo naso. La bambina le raccoglieva e le rimetteva nell'anfora. Mamma e papà l'avrebbero sgridata se l'avessero vista fare una cosa simile, visto che erano molto igienisti.Ma la bambina non voleva far ammalare nessuno. Non voleva fondere la saliva del suo cane con quella degli amici dei suoi genitori. La sua unica preoccupazione era che le caramelle non prendessero freddo. Che non fossero loro ad ammalarsi. Una caramella non può ammalarsi, aveva detto una volta sua madre, mentre sferruzzava un calzino sfasciato. Una caramella è un oggetto. Hai mai sentito parlare di influenza per... il lampadario? O per il tostapane? Un raffreddore per il termosifone. Bella questa. Te lo immagini se il termosifone cominciasse a starnutire? Etciù. Etciù. Etciù. In altre circostanze la bambina avrebbe trovato divertente quell'immagine. Ma non su un argomento così serio. Non su qualcosa di così intimo e personale, Etciù. Etciù. Etciù. Martina, per favore. Fai la brava.Mi stai stancando con tutte queste schiocchezze. Vai a fare i compiti.E la madre liquidava la figlia. Così Martina si era stancata di spiegare cose ovvie a chi non aveva neppure lintelligenza di sforzarsi a capire. Gli oggetti, comunque, si ammalavano lo stesso.
stranamente non un mio post..ma di un Amico.

giovedì 4 settembre 2008

umanamente è possibile

forse per natura l'uomo è malinconico ed è alla ricerca della felicità...
ci sono uomini che cercano anche in un attimo, perché non gli importa la durata ma il grado di felicità che prova; ci sono uomini invece che cercano la felicità perpetua anche se fioca. ma ci sono anche uomini che si chiedono quale sia davvero meglio, stare bene lievemente o se vivere la serenità di un attimo.
è vero, a volte siamo paranoici, a volte troppo nervosi, a volte troppo fragili e tesi, un po' come la corda di un violino...eppure deve essere tesa per far si che il concerto vada avanti...questo implica che bisogna essere sotto pressione? è forse questa una domanda da "fin troppi spiccioli"?
se fosse così anche per noi, allora, dovremmo vivere con un peso sulle spalle, per poter dare il meglio di noi...insomma dobbiamo forse essere spronati per far si che vada meglio?
...ma soli? non siamo in grado soli?
eppure ci sono momenti in cui tutto sembra sorriderci e tutto appare come una cosa fantastica...ed anche se in quella maledetta giornata qualcosa va storto "non importa" perché va bene!
ma ci sono momenti in cui ogni cosa appare non andare per il verso giusto o forse in direzione ostinata e contraria, però c'è quella piccola luce, che anche se debole esiste ma chissà se basta per far si che la giornata cambi.
umanamente è possibile, stare bene e stare male nello stesso istante!


[photo by deviantArt]
ballerotta bohèmien

lunedì 1 settembre 2008

il vento ci guidera[?]

non ho paura del cammino. vedremo, bisogna fare ciò che si vuole nelle profondità delle emozioni e tutto andrà bene il vento ci guiderà. il tuo messaggio all'orsa maggiore e la traiettoria del viaggio, un'istantanea di velluto, anche se non servirà a nulla il vento lo porterà con sé tutto scomparirà, ma il vento ci guiderà. la carezza e la mitraglia sono questa piaga che ci tormenta, il palazzo di giorni andati di ieri e di domani il vento ci guiderà. genetica in balia dei cromosomi nell'atmosfera dei taxi per le galassie... e il mio tappeto volante? il vento lo porterà con sé tutto sparirà ma il vento ci guiderà. questo profumo dei nostri anni andati, questo che può bussare alla tua porta; infinità di destini, ne lascio uno e cosa ne rimane? il vento lo porterà con sé. mentre aumenta la marea e ognuno fa i propri conti io mi ritrovo infondo alla mia ombra, polvere di te il vento le porterà...tutto sparirà, ma il vento ci guiderà.

[photo by devianTart]



Noir Desir