Al Lettore [parole di Charles Baudelaire]

L'errore, la stoltezza, il peccato, l'avarizia ci tormentano il corpo, ci assillano la mente, e di amabili rimorsi diventiamo nutrimento come il mendicante alimenta i propri insetti.
Testardi nel peccato, nel pentimento incerti, chiediamo un alto prezzo per le nostre confessioni e nella via di fango torniamo poi contenti certi di un pianto vile, lavacro a ogni colpa.
Sul cuscino del male satana trismegisto lungamente ammaliata l'anima culla, e il prezioso metallo della nostra volontà tutto lo manda in fumo lui sapiente alchimista.
E' lui, il diavolo, che tira i nostri fili! Così troviamo seducenti oggetti repellenti; ogni giorno d'un passo scendiamo nell'inferno, senza orrore attraversando un puzzo di tenebra.
Come un misero vizioso bacia e succhia il seno straziato di un'antica puttana, così arraffiamo al volo un piacere segreto, arancia rinsecchita che a fondo spremiamo.
Nel cervello stipati, brulicanti come vermi, si scatenano in un'orgia milioni di demoni; nel respiro, invisibile fiume, la morte ai polmoni ci scende con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l'incendio, il pugnale non abbelliscono ancora ricami graziosi, la trama banale dei nostri destini pietosi, è solo perchè bastante ardire manca al cuore.
Ma fra tutti gli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, gli scorpioni, i mostri che urlano, grugniscono, guaiscono nel serragio infame strisciando nei nostri vizi; uno ve n'è più brutto, più crudele, più immondo!
Si muove appena né lancia grandi strida, della terra farebbe volentieri un'unica rovina e il mondo inghiottirebbe sbadigliando; è la Noia -gli occhi gonfi d'un pianto involontario, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Lo conosci, lettore, quel mostro delicato, -ipocrita lettore, -mio simile, -fratello!

mercoledì 25 febbraio 2009

gocce

quando parliamo alla luna abbiamo paura...
perché siamo gelosi di lei...


una goccia d'acqua, calda, ti scivola sul corpo, freddo, immobile. poi un brivido, che invade il corpo e mille gocce, una dietro l'altra, che scivolano.
la pelle torna morbida...ecco che gli occhi si socchiudono, i capelli lavano via i pensieri e tutto resta li ad osservare, ad ammirare, ad intimidirsi.
una goccia scivola, calda, in ogni fessura. e le mani si sfiorano. un tutt'uno con le lacrime, un tutt'uno con la pioggia, un tutt'uno con le gocce...
ecco che i i tuoi occhi su di me, cominciano a giocare...la gola si secca e le labbra subiscono violenza dalle gocce...
una cascata di deliri, emozioni, brividi, freddo e caldo, urla, corse, risa...


quando parliamo alla luna abbiamo paura..
perché stiamo giocando con lei!


ballerotta bohèmien con dettagli di ferretti

sabato 21 febbraio 2009

elevandoci

alzando lo sguardo al cielo...

e ci accorgiamo di essere ancora qui.

in un istante tutto si ferma,

niente più recita,

il palcoscenico si anima,

l'aria diventa gelida,

pura.

alzando lo sguardo al cielo...

in un angolo dell'occhio

si accumula una goccia

che scambiamo per fragilità,

ma niente è un palcoscenico

se non quell'istante di felicità.

alzando lo sguardo al cielo...

spostando una nuvola,

come zefiro nella primavera,

eccoci li,

con gli occhi sul quel mondo parallelo

limpido.

alzando lo sguardo, oltre, il cielo...

nasce una sensazione d'inesistenza,

di piccolezza,

di verità.

alzando lo sguardo al cielo...

oltre...

oltre, sempre di più...

ci accorgiamo che siamo splendidi

vivi.

alzando lo sguardo verso il cielo...

ci innalziamo alla realtà di essere qui,

niente più recita,

tutto resta immobile

e si inebria.

alzando lo sguardo al cielo...

ci accorgiamo che questa è vita

e dobbiamo correre

urlare

piangere

ridere...

e vivere!

[photo by Moi]

ballerotta bohèmien

giovedì 19 febbraio 2009

sabato 14 febbraio 2009

filosofeggiamente [litigio tra i due] [per due non so se intendere la mia mente e me, o la mia mente ed Hegel oppure Hegel e me]

Hegel scrisse che: "l'infanzia [tesi] è il momento in cui l'individuo si trova in armonia con il mondo circostante; la giovinezza [antitesi] è il momento in cui l'individuo, con i suoi ideali e le sue speranze, entra in contrasto con il proprio ambiente; la maturità [sintesi] è il momento in cui l'individuo, dopo l'urto adolescenziale con il mondo, si ri-concilia con esso, tramite il . Riconciliazione che in quella estrema fase della maturità che è la vecchiaia .

Questa triade di hegel mi sta facendo un po uscire di testa, come se potessi, e non, dargli ragione. Egli dice che tutto è riducibile più o meno allinterno di tre momenti, quali la tesi, lantitesi e la sintesi, questultima racchiude le prime due in se. La tesi sarebbe il momento in cui lidea è in se se paragonabile alla vita di un uomo, hegel la paragona con linfanzia, anni in cui luomo è puro ed è in armonia con se stesso, chissà forse, a parer mio, perché non conosce tutto ed ogni cosa è una scoperta, un sorriso. lantitesi sarebbe in momenti in cui lidea è fuori di se, una sorta dalienazione, come dice il mio libro di filosofia, hegel la paragona alla giovinezza, periodo in cui siamo stati forse ribelli, con degli ideali, utopici spesso, e dove lambiente sembra venirci sempre controcosì hegel dice che la maturità è la sintesi di entrambe le tappe, cioè la riconciliazione di ambedue.

Se parliamo di uomini come idee, paragonabili alla tesi, se parliamo di natura, che hegel paragona allantitesi e se paragoniamo lo spirito allassoluto cioè alla sintesi entriamo nel concetto di finito ed infinito in cui egli spiega che il finito, come tale, per cui solo, non esiste, poiché il finito è una parzialità dellinfinito. Allora mentre le lettere dopo qualche ora di studio si incrociavano e mentre ragionavo con mia madre su alcuni aforismi del filosofo mi sono ridotta pensare che se luomo e la natura, ipoteticamente finite, poiché luomo in se dovrebbe essere finito, come la natura, compongono linfinito, cioè lassoluto, che in questo caso è luniverso siamo uomini finiti, allinterno di una natura, anchessa finita, formiamo linfinito, che tale, senza di noi non può essere.

il finito, in quanto è reale, non è tale, ma è lo stesso infinito. Bè su questo, caro hegel, inizio ad avere dubbi, se non a confondermi. Il finito è reale ma non è così? Ma è comunque infinito?

Lintiero è la sintesi, che però è soltanto lessenza che si completa dopo lo sviluppo, allora noi nella sintesi, cioè la fase finale della nostra vita, come delluniverso, che sono <infinito> raggiungiamo la vera essenza, poiché abbiamo percorso il nostro percorso!


Ok, smetterò di fare filosofia, ha effetti collaterali con mee soprattutto uscirò di casa dopo la tempesta!!!


[dipinto by Klimt " le tre età"]

ballerotta bohèmien affiancata da frasi di Hegel

giovedì 12 febbraio 2009

ieri notte...Noi e D'Annunzio a recitar d' A/O M/N ore

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.


Gabriele D'Annunzio
[photo By Moi]

venerdì 6 febbraio 2009

oggi strepito!

Ci vestiamo di vita o di cosa? oltre le nuvole c'è il cielo, oltre questa pioggia c'è il sereno eppure noi vediamo solo grigio. siamo frutto di fantasia di gente e prima ancora eravamo desiderio.

Io non sono come erode, non temo cospirazioni o stupidi complotti, anzi, forse in maniera alterna si. Non sono come ofelia, non sono delusa per amore, anche se credo che amleto non si sarebbe ritirato. Preferisco di gran lunga giuditta, decapitare oloferne è sempre stato un sogno.

Si respira un’aria strana qui, che sia giunto il momento di un ritorno al passato? Infondo chi è adatto a questi tempi freddi, spenti ed avidi…

Non sono come oloferne, non ho mai amato la gola ferita, non sono come amleto non mi batto con Laerte ho davvero paura di morire e di non conoscere dio…

Non un strepito oggi…se non quello del silenzio!

[dipinto Alma Tadema "A Coign of Vantage"]

ballerotta bohèmien