
…poi riflettendo si chiese per cosa valesse la pena andare avanti…
Passeggiò per ore lungo le strade, a volte trattenendo il respiro, altre ospitando a pieni polmoni tutto l’ossigeno che poteva.
Era sola ma con un pensiero fisso in mente, era lui, l’idea di lui. Da piccola immaginava quell’uomo; ci giocava anche, con quell’uomo. Ogni tanto anche a lei piaceva vedere i film in cui è tutto rosa ed azzurro, non amava cenerentola, ne i principi delle favole, ma sapeva bene cosa volesse dire la parola ideale.
Dopo mille peripezie anche lei, dopo anni di dipinti nella mente, sempre segregati, aveva raggiunto la perfezione.
…poi riflettendo si rispose che per lui valeva la pena andare avanti…
Passeggiò per ore lungo le strade ammirando i sorrisi dei ragazzi ed i volti insoddisfatti della gente adulta, adulta come ormai lo era lei…che era ormai donna!
Aveva ancora in mente l’idea del “e vissero felici e contenti” anche se era solo frammentaria.
Bastò solo un attimo e capì cosa doveva fare…per non vedere più i volti insoddisfatti.
In mente, lei, aveva l’idea di donna e di uomo…la donna era semplice, ma un po’ complessa, una di quelle donne che se dice un si in realtà è un no, una donna pura, ma una donna che sa bene cosa vuole e come ottenerlo, una di quelle un po’ demoni che fuori sono angeliche e dentro tutt’altro, un donna con vesti non d’apparenza ma di stile, una donna che riesce dopo anni ad amare e soprattutto farsi amare dall’uomo. L’uomo è un po’ sfatto, ma semplice, è taciturno, colto, che sembra voler zittire colei che sa mettergli i piedi in faccia, l’uomo è cupo ma grazie a lei ha i momenti di luce che non sono altro che pure opere d’arte!
La donna è una donna mantide, l’uomo deve saperla prendere.
Oh si, lei aveva in mente tutto…
Passeggiando lungo le strade capì che per rendere un uomo felice lei doveva esserlo altrettanto, perché era stufa della donna succube. Aveva capito lei…e così dipinse tutto.
Aveva l’uomo cupo e colto, un po’ figlio d’arte, di scienza…e lei era mantide, era amante ed era pura fuori e fuoco dentro…
Lui era una tela bianca, una tela vergine, a cui lei poneva un maschera ogni notte; Lei diventava ciò che lui voleva…ogni notte! Entrambi erano l’uno la linfa vitale per l’altra…
Erano l’uno il diavolo tentatore dell’altro, anche se lei lo era molto di più per lui…ed era questo che lei voleva… lei voleva dimostrare a se stessa come mantenere un uomo, perché aveva capito quel’era il motivo per il quale per strada non vedeva che volti insoddisfatti.
A lei passavano mille pensieri per la mente ed una cosa di cui andava fiera era il modo in cui sapeva soddisfare se, il suo Lui e tutti gli altri uomini...si anche tutti gli altri…
Già, perché lei aveva tutti gli uomini che voleva….aveva studiato come far cadere un uomo, anche il più pessimo e decadente del mondo…sapeva giocare senza osare lei…
Amava il “lui” che aveva accanto, lo amava perché la completava, perché era la sua musa, come lo era lei di lui, lo amava perché le leggeva le poesie dopo le notti ed i pomeriggi più “porno” che potevano esserci, lo amava perché erano diversi ma simili, perché la ispirava sempre…
Lui amava la “lei” che aveva accanto, la amava perché lo completava, la amava perché lei sapeva conquistare gli altri uomini e giocarci sono con lo sguardo, la amava per questo, perché sapeva bene di avere lei, il desiderio degli altri, la amava perché era lui che aveva quell’angelo che ogni volta si tramutava in diavolo, che lo faceva sognare ad ogni istante…
Passeggiò per ore lungo le strade, a volte trattenendo il respiro, altre ospitando a pieni polmoni tutto l’ossigeno che poteva.
Era felice, felice di avere un angelo, un diavolo, una musa e di esserlo anche lei, di avere l’arte e la scienza tra le dita…e sapere d’essere altrettanto per lui…
Aveva dipinto tutto…
[photo By Gabriele Rigon]
tratto da un pensiero pomeridiano
Ballerotta bohèmien



