Al Lettore [parole di Charles Baudelaire]

L'errore, la stoltezza, il peccato, l'avarizia ci tormentano il corpo, ci assillano la mente, e di amabili rimorsi diventiamo nutrimento come il mendicante alimenta i propri insetti.
Testardi nel peccato, nel pentimento incerti, chiediamo un alto prezzo per le nostre confessioni e nella via di fango torniamo poi contenti certi di un pianto vile, lavacro a ogni colpa.
Sul cuscino del male satana trismegisto lungamente ammaliata l'anima culla, e il prezioso metallo della nostra volontà tutto lo manda in fumo lui sapiente alchimista.
E' lui, il diavolo, che tira i nostri fili! Così troviamo seducenti oggetti repellenti; ogni giorno d'un passo scendiamo nell'inferno, senza orrore attraversando un puzzo di tenebra.
Come un misero vizioso bacia e succhia il seno straziato di un'antica puttana, così arraffiamo al volo un piacere segreto, arancia rinsecchita che a fondo spremiamo.
Nel cervello stipati, brulicanti come vermi, si scatenano in un'orgia milioni di demoni; nel respiro, invisibile fiume, la morte ai polmoni ci scende con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l'incendio, il pugnale non abbelliscono ancora ricami graziosi, la trama banale dei nostri destini pietosi, è solo perchè bastante ardire manca al cuore.
Ma fra tutti gli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, gli scorpioni, i mostri che urlano, grugniscono, guaiscono nel serragio infame strisciando nei nostri vizi; uno ve n'è più brutto, più crudele, più immondo!
Si muove appena né lancia grandi strida, della terra farebbe volentieri un'unica rovina e il mondo inghiottirebbe sbadigliando; è la Noia -gli occhi gonfi d'un pianto involontario, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Lo conosci, lettore, quel mostro delicato, -ipocrita lettore, -mio simile, -fratello!

martedì 26 ottobre 2010

nel giardino

Rendersi conto della propria freddezza è peggio che essere colui che la riceve. A volte la consapevolezza delle cose ci rende diversi, forse perchè deboli a noi stessi!
La consapevolezza di certi aspetti umani sveglia la nostra peggiore parte dormiente.

Non voglio consapevolezza,
ne freddezza.

Voglio solo dormire!

martedì 19 ottobre 2010

Aria

Donna o uomo, che sia, ha comunque due piedi in terra e la testa in aria.
Non si può certo pretendere che quest'ultima scenda ai piani inferiori!

martedì 12 ottobre 2010

danze di prepotenza!

C'è chi arriva esattamente con la stessa prepotenza con la quale entra, senza permesso, un sassolino di sabbia nelle scarpe; non credo che le cose nascano per avere un lato negativo, siamo noi a rendere quel lato tale.
La sola religione che resta, forse, è quella dei proverbi.
Immergersi in notti di grilli, galli e rosari non è roba da poco!
Forse vogliamo cercare i difetti negli altri per dimostrare che non siamo soli.

Ah com'è terribile il silenzio dell'immenso, quando la natura s'innalza con le montagne al cielo.
Adesso in tutti i luoghi del corpo...splendide danze.

[photo Saudek]

mercoledì 6 ottobre 2010

per un attimo volevo sentirmi dio

Loro era no li, seduti entrambi sulla panchina.

Due splendide figure, che per la loro bellezza potrebbero essere gli Adamo ed Eva del futuro.

Sì, li immagino entrambi con una bellezza eterea.

Li ho osservati a lungo, avrebbero anche potuto accorgersene e pensare di tutto su di me, ma erano intenti a parlare fra loro, ad ascoltarsi, a ridere e litigare.

Erano seduti in maniera diversa, lui quasi come una figura imponente e rigida, con la sua camicia semplice ed attillata, con il capello un po’ mosso e corvino; seduto in maniera ferrea quasi.

Lei non toccava terra, era un po’ disordinata nel sedersi, come nel da farsi e nel modo di conciarsi, con la sua gonna a righe e la maglia gialla, in contrasto con la camicia semplice di lui, lei con gli occhi verdi; era seduta con le gambe strette al petto.

Lui era molto affascinante, con una bellezza non da togliere il fiato, sarà che a me non piacciono i tizi belli e basta, ma sono decisamente meglio quelli con fascino e lui era particolarmente affascinante; lei era molto bella, sbarazzina, una bellezza di quelle fragili, che se la tocchi potrebbe cadere in piccoli pezzi.

Una splendida coppia, una di quelle in contrasto, di quelle da dire “gli opposti si attraggono”; una coppia di quelle che se sta in silenzio non è per noia dell’altro, ma per contemplazione dell’altro.

No, non so bene se stessero litigando, ma parlavano animatamente, come se lui stesse spiegando a lei i segreti del mondo e come se lei stesse disegnando nella sua mente e nei suoi geti quegli stessi segreti.

Nella loro bellezza eterea, si poteva sperare nell’eterno.

Nei loro opposti si potevano leggere le loro passioni comuni.

Nei loro sguardi si riusciva ad intravedere quell’amore che sembrava legarli da un po’, uno di quegli amori che sembrano non volersi spezzare perché davvero qualcosa li lega, dentro e fuori, nel loro aspetto di contrasto e nel loro opposto in comune.

Dopo aver notato tutto questo mi fermai un attimo, come a voler la pausa tra il primo e secondo tempo in una commedia romantica.

Si riaprì il sipario e mi accorsi di com’era bella lei, mi fermai su di lei. La lei dei gesti un po’ buffi ma dolci, quelli che ti fanno credere che si possa rompere, sembrava una di quelle ballerine dei carillon; la sua fisionomia non era riconducibile ad un particolare posto del mondo.

Per un attimo smisero di parlare, il loro silenzio non era imbarazzo, si leggeva, in quell’istante il loro eterno. Uno sguardo fugace e tenero, poi uno di malizia, sintomo che nel tenero il vizio della carne è ciò che sala l’amore e lo rende tale.

Lui mi apparì, per un attimo, insignificante. Realizzai che era tutto in lei, non era in lui. Era lei a condurre quel tango, quell’ pas de deux. Eppure lei sembrava non esserne consapevole!

“spesso è sufficiente la luce di una fila di lampadine colorate, per accendere di fascino particolare qualsiasi scena, anche la più modesta, conferendovi una magia irripetibile”.

Lei era la fila di lampadine colorate, lui la scena modesta.

Entrambi davano a quella panchina il giusto fascino, creando quella scena; che, ammetto, senza lui e lei non avrebbe avuto luogo!

Li chiamai Eva ed Adamo e per una attimo giocai ad essere dio.

Mi resi conto che le imperfezioni rendevano quell’atmosfera perfetta, con la lice giusta, con la musica e le danze giuste, fatte di momenti blu e cupi, di momenti rossi e caldi, di momenti bianchi e semplici. Era una coppia d’imperfezioni perfette!

Le lampadine colorate, infondo, se non hanno il giusto scenario da illuminare non rendono bene!

Era li quella magia, concentrata in un tratto di mondo piccolo e con il giusto serpente quello scenario divenne irripetibile!

martedì 5 ottobre 2010

EraOra

Nell'era in cui gnomi e fate popolano solo la cellulosa dei libri ed in cui il tempo passa in fretta solo oltre lo schermo televisivo, non dobbiamo spaventarci se il mondo è meglio guardarlo dalla finestra!

Nell’era in cui non si recita solo a teatro, in cui è ridicolo vedere per strada la gente nuda, non dobbiamo aver paura se è meglio camminare in punta di piedi!

Nell’era in cui volare è così semplice ma farlo spesso costa baratto, dobbiamo solo temere di perdere i sensi e di non godere più dell’utopia!

[photo by Jimmy Backius]