Al Lettore [parole di Charles Baudelaire]

L'errore, la stoltezza, il peccato, l'avarizia ci tormentano il corpo, ci assillano la mente, e di amabili rimorsi diventiamo nutrimento come il mendicante alimenta i propri insetti.
Testardi nel peccato, nel pentimento incerti, chiediamo un alto prezzo per le nostre confessioni e nella via di fango torniamo poi contenti certi di un pianto vile, lavacro a ogni colpa.
Sul cuscino del male satana trismegisto lungamente ammaliata l'anima culla, e il prezioso metallo della nostra volontà tutto lo manda in fumo lui sapiente alchimista.
E' lui, il diavolo, che tira i nostri fili! Così troviamo seducenti oggetti repellenti; ogni giorno d'un passo scendiamo nell'inferno, senza orrore attraversando un puzzo di tenebra.
Come un misero vizioso bacia e succhia il seno straziato di un'antica puttana, così arraffiamo al volo un piacere segreto, arancia rinsecchita che a fondo spremiamo.
Nel cervello stipati, brulicanti come vermi, si scatenano in un'orgia milioni di demoni; nel respiro, invisibile fiume, la morte ai polmoni ci scende con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l'incendio, il pugnale non abbelliscono ancora ricami graziosi, la trama banale dei nostri destini pietosi, è solo perchè bastante ardire manca al cuore.
Ma fra tutti gli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, gli scorpioni, i mostri che urlano, grugniscono, guaiscono nel serragio infame strisciando nei nostri vizi; uno ve n'è più brutto, più crudele, più immondo!
Si muove appena né lancia grandi strida, della terra farebbe volentieri un'unica rovina e il mondo inghiottirebbe sbadigliando; è la Noia -gli occhi gonfi d'un pianto involontario, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Lo conosci, lettore, quel mostro delicato, -ipocrita lettore, -mio simile, -fratello!

lunedì 19 dicembre 2011

Il freddo punge e ti piace.




Ti sei pogiata su di me, mentre ti ascoltavo in silenzio, mentre parlavi di te, di loro, di lui.
Belle le parole dette di getto solo d'istinto; è un po' come i corpi che volteggiano nei valzer, sembrano non pensare a nulla
nei loro abiti.
Devo trattenerti? O devo lasciarti andare, come ogni volta?
Ti ho vista sai? Eri ferma alla fermata del tram, la nebbia ti avvolgeva, tremavi, eri bella dentro la nuvola.
Il freddo punge e ti piace.
Mi piace sentirti sulla pelle, essere qualcosa della quale necessiti senza saperlo. Ecco perchè scappo, è solo una scusa costante, una scusa per sentirmi te.
Mi piace quando sorridi e cerchi la forza che nemmeno io ho, mi piace quando cerchi di farti prendere per sorridermi un po' malignamente. Sì mi hai presa nelle tue mani e lo sai, lo sai bene che io sono qui.

4 commenti:

  1. ...non per questo si da per scontato che tu ci sei....il freddo punge e ti piace...

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  2. Sono belle queste parole! E' bella la nebbia -forse- che lascia intravedere. Prendere o scappare.

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  3. anche a me il freddo piace, ma non credo sarei riuscito a dirlo in maniera altrettanto poetica :)

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