Al Lettore [parole di Charles Baudelaire]

L'errore, la stoltezza, il peccato, l'avarizia ci tormentano il corpo, ci assillano la mente, e di amabili rimorsi diventiamo nutrimento come il mendicante alimenta i propri insetti.
Testardi nel peccato, nel pentimento incerti, chiediamo un alto prezzo per le nostre confessioni e nella via di fango torniamo poi contenti certi di un pianto vile, lavacro a ogni colpa.
Sul cuscino del male satana trismegisto lungamente ammaliata l'anima culla, e il prezioso metallo della nostra volontà tutto lo manda in fumo lui sapiente alchimista.
E' lui, il diavolo, che tira i nostri fili! Così troviamo seducenti oggetti repellenti; ogni giorno d'un passo scendiamo nell'inferno, senza orrore attraversando un puzzo di tenebra.
Come un misero vizioso bacia e succhia il seno straziato di un'antica puttana, così arraffiamo al volo un piacere segreto, arancia rinsecchita che a fondo spremiamo.
Nel cervello stipati, brulicanti come vermi, si scatenano in un'orgia milioni di demoni; nel respiro, invisibile fiume, la morte ai polmoni ci scende con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l'incendio, il pugnale non abbelliscono ancora ricami graziosi, la trama banale dei nostri destini pietosi, è solo perchè bastante ardire manca al cuore.
Ma fra tutti gli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, gli scorpioni, i mostri che urlano, grugniscono, guaiscono nel serragio infame strisciando nei nostri vizi; uno ve n'è più brutto, più crudele, più immondo!
Si muove appena né lancia grandi strida, della terra farebbe volentieri un'unica rovina e il mondo inghiottirebbe sbadigliando; è la Noia -gli occhi gonfi d'un pianto involontario, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Lo conosci, lettore, quel mostro delicato, -ipocrita lettore, -mio simile, -fratello!

sabato 31 dicembre 2011

Possedere è una buona arma per allontanare

L'ombra in questa stanza dipinge mostri provocanti.
Danzano.
Il sole fa capolino tra le nuvole.
Sotto di me il tappeto scivola e lo specchio mi infastidisce.
Ho chiuso tutti i cassetti stanotte, temevo uscissero troppi sogni.
Ho chiuso gli occhi, serrato le labbra, coperto bene la testa.
Mi sono infilata dentro me stessa e mi sono immersa dentro ogni vena.

Sono seduta, ora.
Sono seduta a terra, solida nel terreno, qui non posso cadere, oltre non posso andare.
Parlo sola, rivolgendomi allo specchio che, fastidioso,  mi seduce.
Sopra di me il cielo è coperto, coperto da strutture umane, solide.
Ho messo i piedi nel fango ieri, sorridendo e riflettendo.
Non so se certi aspetti della mia vita vissuta siano sogni o meno.

Parlo, parlo molto ora.
Stringo me stessa con corde fitte, che lasciano i segni.
Amo ogni piega dei corpi, dei corpi fragili.
Io l'ho sempre detto, sono poco portata per il pogo.
Amo scontrarmi con la gente, nonostante il tatto sia da me poco gradito.
Danzo.

L'acqua è fredda.
Adesso sono immersa nella vasca.
Affogo.
Amo perdere il respiro.
Godere di me.

5 commenti:

  1. Adoro la song che c'è qua. Adoro te.
    Buon anno!

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  2. Mentre scrivo...avrai già il capo immerso...

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  3. Perchè quando gli altri ti fanno male, finisci per godere a farti male da sola? Forse perchè esorcizzi la sofferenza trasformandola in gioco.

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  4. ....oltre non posso andare....
    eppure sei giá al di lá dei non limiti sedendo con te stessa.

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