Al Lettore [parole di Charles Baudelaire]

L'errore, la stoltezza, il peccato, l'avarizia ci tormentano il corpo, ci assillano la mente, e di amabili rimorsi diventiamo nutrimento come il mendicante alimenta i propri insetti.
Testardi nel peccato, nel pentimento incerti, chiediamo un alto prezzo per le nostre confessioni e nella via di fango torniamo poi contenti certi di un pianto vile, lavacro a ogni colpa.
Sul cuscino del male satana trismegisto lungamente ammaliata l'anima culla, e il prezioso metallo della nostra volontà tutto lo manda in fumo lui sapiente alchimista.
E' lui, il diavolo, che tira i nostri fili! Così troviamo seducenti oggetti repellenti; ogni giorno d'un passo scendiamo nell'inferno, senza orrore attraversando un puzzo di tenebra.
Come un misero vizioso bacia e succhia il seno straziato di un'antica puttana, così arraffiamo al volo un piacere segreto, arancia rinsecchita che a fondo spremiamo.
Nel cervello stipati, brulicanti come vermi, si scatenano in un'orgia milioni di demoni; nel respiro, invisibile fiume, la morte ai polmoni ci scende con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l'incendio, il pugnale non abbelliscono ancora ricami graziosi, la trama banale dei nostri destini pietosi, è solo perchè bastante ardire manca al cuore.
Ma fra tutti gli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, gli scorpioni, i mostri che urlano, grugniscono, guaiscono nel serragio infame strisciando nei nostri vizi; uno ve n'è più brutto, più crudele, più immondo!
Si muove appena né lancia grandi strida, della terra farebbe volentieri un'unica rovina e il mondo inghiottirebbe sbadigliando; è la Noia -gli occhi gonfi d'un pianto involontario, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Lo conosci, lettore, quel mostro delicato, -ipocrita lettore, -mio simile, -fratello!

mercoledì 26 gennaio 2011

prevedibilità














La luce naturale del giorno che si disperde. È nella notte che la cerchi. Restando sveglio alla riscoperta delle cose, ad ogni perché una risposta, è la tua razionalità che parla delle stelle. Ogni notte si dipinge un giorno ed ogni giorno si disegna una notte. Piccoli passi, occhi presenti; è la pelle che parla, con i suoi brividi. Non esistono ore, ne liete ne d’agitazione. Nelle danze dei silenzi, nelle stanze dei sussurri. La musica nelle orecchie ed i profumi di candele sparse. Risvegli bui, piccole fessure, da cui la luce incombe. Odio svegliarmi al mattino col sole che mi chiama, non è lui che deve, non ha l’autorizzazione per portarmi il caffè a letto!

Chi parla? Chi parla adesso di lui?

La luna è sicuramente più interessante di lui, eppure non ti chiama, il sole è solo prepotenza, nulla più. Tra i pizzi rossi e neri la pelle brucia un po’. Ti dipingo in ogni danza, mentre mi osservi, mentre si sveglia, imponente anch’esso.

Chi parla? Di chi parlo?

La notte ed il giorno credono di non aver mezze misure, ma invece sì…delle due preferisco il tramonto, perché è in quel caso che la luna scaccia via il sole!

[dipinti Alfons Mucha]

sabato 22 gennaio 2011

dopo la frutta il dolce!

È stato un attimo furtivo, si guardavano con eccitamento, poi smettevano e continuavano ognuno con i propri affari. Il piccolo dettaglio era solo il terzo incomodo. C’era solo un altro sguardo indiscreto.

Si aprono le danze e con un colpo di frusta, si gioca a fare un po’ da contorno!


[photo Annie Leibovitz]

martedì 18 gennaio 2011

Lego

Un po’ come i giochi per bambini quelli in cui costruisci le case, le macchinine, un modo tutto colorato.

Un po’ come per la chimica, dove due sostanze si legano.

Un po’ come tra la gente, che ha legami affettivi, di parentela, d’amore…

Lego…un po’ come quando lego la gente a forza, immaginariamente, come per spingerla a far qualcosa, un po’ come per farla soffrire o godere.

Lego…un filo dopo l’altro, creando intrecci tra la gente, tra le case, nella folla. Buffo però, non cade mai nessuno, pochi inciampano.

Da bambina adoravo le costruzioni, mi piaceva arredare, guarda caso, facevo enormi saloni, spazi grandi per poter ballare, finestre enormi per far entrare troppa luce, e poi scale, sì le scale le mettevo sempre, forse mi piaceva anche solo costruirle!

Da adolescente ho odiato la chimica, la vedevo sempre sotto l’aspetto delle formule, raramente mi spingevo solo oltre quel genere di visuale, adesso, che non sono più spinta a studiarla, la ricordo con stupore, come quando un esperimento riusciva!

I legami tra la gente non li ho mai capiti… spesso ci si lega solo con un sorriso, con uno sguardo, legame che poi si sente molto più di quel legame che è di sangue. Questo mi ha sempre fatto credere che delle volte è molto più importante come ci si lega che con chi si lega.

Ho sempre amato, però, legare la gente…con libera interpretazione!


[photo Gabriele Rigon]

martedì 11 gennaio 2011

gelidOtnev

Com'è che la gente riesce a scoprirmi?
Com'è che la gente giunge nei posti più impensabili e mi scova?
Oggi il vento porta un gelido messaggio, non muove le foglie, ghiaccia ogni gota, respira affanosamente.
è lui forse, che entra in ogni segreto pensiero e lo spiffera...
è lui!