Al Lettore [parole di Charles Baudelaire]

L'errore, la stoltezza, il peccato, l'avarizia ci tormentano il corpo, ci assillano la mente, e di amabili rimorsi diventiamo nutrimento come il mendicante alimenta i propri insetti.
Testardi nel peccato, nel pentimento incerti, chiediamo un alto prezzo per le nostre confessioni e nella via di fango torniamo poi contenti certi di un pianto vile, lavacro a ogni colpa.
Sul cuscino del male satana trismegisto lungamente ammaliata l'anima culla, e il prezioso metallo della nostra volontà tutto lo manda in fumo lui sapiente alchimista.
E' lui, il diavolo, che tira i nostri fili! Così troviamo seducenti oggetti repellenti; ogni giorno d'un passo scendiamo nell'inferno, senza orrore attraversando un puzzo di tenebra.
Come un misero vizioso bacia e succhia il seno straziato di un'antica puttana, così arraffiamo al volo un piacere segreto, arancia rinsecchita che a fondo spremiamo.
Nel cervello stipati, brulicanti come vermi, si scatenano in un'orgia milioni di demoni; nel respiro, invisibile fiume, la morte ai polmoni ci scende con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l'incendio, il pugnale non abbelliscono ancora ricami graziosi, la trama banale dei nostri destini pietosi, è solo perchè bastante ardire manca al cuore.
Ma fra tutti gli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, gli scorpioni, i mostri che urlano, grugniscono, guaiscono nel serragio infame strisciando nei nostri vizi; uno ve n'è più brutto, più crudele, più immondo!
Si muove appena né lancia grandi strida, della terra farebbe volentieri un'unica rovina e il mondo inghiottirebbe sbadigliando; è la Noia -gli occhi gonfi d'un pianto involontario, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Lo conosci, lettore, quel mostro delicato, -ipocrita lettore, -mio simile, -fratello!

giovedì 30 giugno 2011

Un piccolo sapore d'oriente

La sentivo sotto la pelle e vedevo come il mio corpo mutava.
No, le mie vene non erano più verdi, ogni vena aveva un colore diverso ed una sfumatura diversa.
Chiusi gli occhi. Li riaprii, ma niente, tutto rimase com'era.
Vedevo le crepe del muro colmarsi dei miei colori, mentre io, con gli spilli in corpo, giocavo.
Avevo una strana sensazione in testa e lo stomaco era in procinto di rigettare quanto conteneva, avrei vomitato di che colore?
Sentivo la luce sbattermi addosso, mi svegliava e mi teneva come legata. Mi facevano male gli occhi, ma se staccavo lo sguardo dalla luce percepivo ancora più dolore.
Avevo i brividi...e la luce ed i colori erano dentro la mia pelle.

sabato 25 giugno 2011

relazioni internazionali!




Non era capace di capire la gente, lei si limitava ad osservarla. L'altro giorno l'ho incrociata nel corridoio, aveva un vestito bianco corto, i sandali alla schiava ed il solito sorriso di circostanza.
Ha conosciuto lui, erano seduti accanto ad una lezione, era inevitabile; noi li osservavamo da un po', dipingendo stupide storie su di loro.
Lui a quanto pare non ha capito un cazzo, lei non sa come funzionano certe cose, così nessuno dei due si spinge verso l'altro, forse. O forse no, forse lui è gay e vuole solo essergli amico, o forse lei ha in testa un altro, o forse ci sono solo troppi forse.
Fatto sta che ci siamo rese conto che uomo o donna, donna uomo, le cose ultimamente si invertono, lui non si fa avanti, lei pensa a cosa pensa lui senza nemmeno considerare quello che pensa lei.
Noi abbiamo smesso di guardarli.
Io...io ho un formica che mi sale sulla gamba, adesso!

venerdì 17 giugno 2011

Quali carnosi fiori






Rousseau disse: L'uomo onesto è un'atleta che si compiace di lottare nudo.
E quali guerre si combattono senza abiti?
Quando si destano i nostri desideri, viene la fantasia e ci presenta gli oggetti di quei desideri, ed il tuo corpo nudo ricoperto solo di segni lasciati dall'inchiostro diventa abile come quello di un danzatore. Scivoli come scivolo io, respiri come respiro io.
Il tuo movimento sinuoso è come un ballo di spigoli ed io mai avevo dipinto su di un uomo così.
Questa nuda lotta mi ha reso cruda.

venerdì 10 giugno 2011

in loop

Nella totale indifferenza, presa dalla corsa del non perdere il treno, sembro una formica laboriosa, che coi paraocchi cammina scavalcando la gente, un po' come quando sei ad un concerto e devi per forza stare in prima fila anche un po' per rompere agli altri. Io ho trovato un sistema per poter attraversare i posti affollati senza dover toccare troppo la gente o fare enormi sforzi per poter trovare il punto per scappare e correre in fretta. Corro, ma allo stesso tempo faccio profondi respiri e mi estranio da ogni discorso mio, solo per sentire quelli degli altri, con una curiosità così fastidiosa. Poi, io, ho l'orrendo vizio di fare buffe facce, non solo quando mi ritrovo un tizio che non sa da che lato venirmi incontro, ma anche quando vedo gente che 'stona', sì, perché per me c'è gente che stona, anche con insistenza!
-devo smetterla di perdermi in stupidi discorsi-
Vado avanti, come corre un cavallo, sì, ecco, sono una cavallo un po' formica. Come dice un caro amico, forse dovrei smetterla di fare troppe cose contemporaneamente, perché potrebbero davvero non riuscirmi, solo che rispondo a lui, come a me stessa, che devo lanciarmi, devo lanciarmi per non pensare e non ascoltare i 'consigli' della gente, da oggi accetto solo pareri, anche perché nessuno nasce con la risposta in mano! Lui mi sorride sempre, mi prende sul serio.
-devo smetterla di fare troppe cose insieme, sì-
Cammino, anzi, corro...incrocio un vecchietto favolosissimo, basso più di me, e ce ne vuole, mi sorride ed io mi incazzo con me stessa perché entro nel panico se mi sento un minimo considerata. Cammino, a passo veloce, poi rallento...incrocio un ragazzo in bici su quale mi sarei lanciata, ma non per conoscerlo, solo per scroccargli un passaggio, ma non lo faccio, cammino immaginandomi la scena però, rischiando anche di schiantarmi contro un palo, perché io sono distratta, lo sono sempre stata.
Da bambina avevo così tanta fiducia nella gente che mi feci tagliare i capelli da un compagnetto d'asilo. Ricordo bene che i miei, che somigliavano a due hippie appena scappati da Woodstock mi dissero che dovevo stare più attenta, mio padre ci teneva così tanto ai miei capelli lunghi. Che colore fossero non lo ricordo, ma ricordo bene che poi mi fecero un orrendo caschetto alla Fanta Ghirò che mi prendevo in giro da sola, cercando risposte nelle pietre. Ma mi fidavo molto anche di me stessa, tanto da lanciarmi dal muretto di casa mia credendo d'essere Batman e di poter volare...ma no, non era così, mi ruppi una spalla!
-devo smetterla di fidarmi della gente...e di me-
Vado avanti, incrocio una ragazza, mi sorride anche lei, ricambio, probabilmente con una distrazione tale da non capire nemmeno quello che sto facendo, troppo presa dalle pesanti borse che ho con me! è bella lei...forse l'avevo già incontrata, ma ovviamente la mia distrazione non mi permette di ricordare chi conosco, mi affido alla memoria fotografia, i volti, bene o male li ricordo.
Proseguo e decido di sorridere, perché tutti mi sorridono...e poi io rido e sorrido sempre, forse per questo non vengo mai presa sul serio. Ma meglio no? Così è più facile sorprendere la gente quando qualcosa riesce bene, soprattutto se di rado; non sopporto che gli altri abbiamo grandi aspettative su di me...mi piace sentirmi dire "non pensavo Marta, non credevo ce la facessi". Sì, ovvio, un po' mi girano perché non è bello non sentirsi presa sul serio dalla gente, ma è anche vero che io non so dar modo alla gente, ne in quanto a serietà, ne in quanto a molto altro.
Sono contenta che mi prendano così come sono però.
-devo smetterla di sorridere come una cogliona!-
Aumento il passo e lo diminuisco, guardo la vetrina e mi dico "ecco, quel manichino ha il colore dei capelli che vorrei" è un periodo che sono fissata col carota. Ho fatto troppi cambiamenti, mi manca il carota. Mi piaccio come cavia.
-devo smetterla con gli esperimenti!-
Mi squilla il telefono, rispondo, è il mio amico, intanto mi scivola la giacca dalla borsa, un ragazzo mi rincorre per darmela, stavolta sorrido io per prima, anche è perché non so dire grazie, e molte volte me ne dispiaccio. Non ho mai la parola pronta! Ma visto che tutti mi sorridono io sorrido a lui. Continuo a camminare parlando al telefono, il mio amico mi prende per il culo ovviamente, dicendomi, come sempre, "adesso quante cose fai contemporaneamente?" io gli sorrido sempre, anzi rido proprio, prendendolo in giro, le nostre conversazioni si riducono a pettegolezzi di cose che accadono a noi stessi: gli incontri, le donne, gli uomini, sua madre, Lei, gli altri, Lui, l'Altra...Ci salutiamo.
-devo cercare le parole giuste!-
Vado ancora avanti, mi imbatto in un negozio, ma non d'abiti, il caro ferramenta mi sorride, prendendomi in giro anche lui però...mi sforzo per fargli capire che ciò che cerco è davvero quello. Quando mi succedono queste cose esco delusa dai negozi, perché mi rendo conto di quanto, ancora, questo paese sia maschilista. Anche il falegname non mi credeva, ma tanto non mi credono nemmeno le commesse stupide che tentano di convincermi che "non c'è la taglia"!
-devo smetterla di avere scorbutici pensieri, lo so, ma almeno sono solo pensieri, sto zitta io, resta tutto in testa-
Esco dal negozio, incrocio un bar, uno dei tanti lungo la strada, ormai ho perso il treno, per cui smetto di correre, vado avanti...oggi ho i pantaloni, capita di rado perché mi sento a disagio, non l'ho mai confessato a nessuno, ma uso sempre le gonne perché così non mi si vede il sedere, non che sia brutto, è solo un po' sproporzionato, 'sicilianità' dice la mia insegnante di danza, ma non è quello il problema, il punto è che odio proprio quando me lo guardano, così mi copro con le borse. Due tizi mi guardano, io gli tiro una gelida occhiata forse, involontariamente. Mi capita di farlo spesso, è una di quelle facce buffe di cui parlavo prima, un di quelle che mi permette anche di attraversare la strada nei posti affollati, quando la gente non sa dove andare e bisogna che uno dei due si imponga...lo faccio io, non per presunzione, ma bisogna pur prendere una decisione e passare no? Io lo faccio per prima, di prepotenza!
-devo smetterla di essere presuntuosa a piccole dosi-
Sto per arrivare alla meta!
Ripenso al primo vecchietto incrociato, al ragazzo che mi porge la giacca, al mio amico al telefono, penso anche alle cose da fare, poi smetto di pensare.
Poi smetto di fare tutto...smetto di fare la mia parte un attimo. Smetto di sorridere, d'essere scorbutica, di fare la cogliona, smetto di perdermi nei discorsi, smetto di cercare le parole, smetto di fidarmi della gente, di me, smetto di fare esperimenti, almeno con la mente, smetto di fare tutto insieme.
Passa qualche secondo...e ricomincia tutto.

sabato 4 giugno 2011

pieghegrigioperla

-Mi piace quando sorridi malignamente, come se fossi un piccolo demone che danza su di me!-
-Mi piace sorriderti! Ma semplicemente perché mi piace essere il tuo piccolo demone nascosto!-