Nella totale indifferenza, presa dalla corsa del non perdere il treno, sembro una formica laboriosa, che coi paraocchi cammina scavalcando la gente, un po' come quando sei ad un concerto e devi per forza stare in prima fila anche un po' per rompere agli altri. Io ho trovato un sistema per poter attraversare i posti affollati senza dover toccare troppo la gente o fare enormi sforzi per poter trovare il punto per scappare e correre in fretta. Corro, ma allo stesso tempo faccio profondi respiri e mi estranio da ogni discorso mio, solo per sentire quelli degli altri, con una curiosità così fastidiosa. Poi, io, ho l'orrendo vizio di fare buffe facce, non solo quando mi ritrovo un tizio che non sa da che lato venirmi incontro, ma anche quando vedo gente che 'stona', sì, perché per me c'è gente che stona, anche con insistenza!
-devo smetterla di perdermi in stupidi discorsi-
Vado avanti, come corre un cavallo, sì, ecco, sono una cavallo un po' formica. Come dice un caro amico, forse dovrei smetterla di fare troppe cose contemporaneamente, perché potrebbero davvero non riuscirmi, solo che rispondo a lui, come a me stessa, che devo lanciarmi, devo lanciarmi per non pensare e non ascoltare i 'consigli' della gente, da oggi accetto solo pareri, anche perché nessuno nasce con la risposta in mano! Lui mi sorride sempre, mi prende sul serio.
-devo smetterla di fare troppe cose insieme, sì-
Cammino, anzi, corro...incrocio un vecchietto favolosissimo, basso più di me, e ce ne vuole, mi sorride ed io mi incazzo con me stessa perché entro nel panico se mi sento un minimo considerata. Cammino, a passo veloce, poi rallento...incrocio un ragazzo in bici su quale mi sarei lanciata, ma non per conoscerlo, solo per scroccargli un passaggio, ma non lo faccio, cammino immaginandomi la scena però, rischiando anche di schiantarmi contro un palo, perché io sono distratta, lo sono sempre stata.
Da bambina avevo così tanta fiducia nella gente che mi feci tagliare i capelli da un compagnetto d'asilo. Ricordo bene che i miei, che somigliavano a due hippie appena scappati da Woodstock mi dissero che dovevo stare più attenta, mio padre ci teneva così tanto ai miei capelli lunghi. Che colore fossero non lo ricordo, ma ricordo bene che poi mi fecero un orrendo caschetto alla Fanta Ghirò che mi prendevo in giro da sola, cercando risposte nelle pietre. Ma mi fidavo molto anche di me stessa, tanto da lanciarmi dal muretto di casa mia credendo d'essere Batman e di poter volare...ma no, non era così, mi ruppi una spalla!
-devo smetterla di fidarmi della gente...e di me-
Vado avanti, incrocio una ragazza, mi sorride anche lei, ricambio, probabilmente con una distrazione tale da non capire nemmeno quello che sto facendo, troppo presa dalle pesanti borse che ho con me! è bella lei...forse l'avevo già incontrata, ma ovviamente la mia distrazione non mi permette di ricordare chi conosco, mi affido alla memoria fotografia, i volti, bene o male li ricordo.

Proseguo e decido di sorridere, perché tutti mi sorridono...e poi io rido e sorrido sempre, forse per questo non vengo mai presa sul serio. Ma meglio no? Così è più facile sorprendere la gente quando qualcosa riesce bene, soprattutto se di rado; non sopporto che gli altri abbiamo grandi aspettative su di me...mi piace sentirmi dire "non pensavo Marta, non credevo ce la facessi". Sì, ovvio, un po' mi girano perché non è bello non sentirsi presa sul serio dalla gente, ma è anche vero che io non so dar modo alla gente, ne in quanto a serietà, ne in quanto a molto altro.
Sono contenta che mi prendano così come sono però.
-devo smetterla di sorridere come una cogliona!-
Aumento il passo e lo diminuisco, guardo la vetrina e mi dico "ecco, quel manichino ha il colore dei capelli che vorrei" è un periodo che sono fissata col carota. Ho fatto troppi cambiamenti, mi manca il carota. Mi piaccio come cavia.
-devo smetterla con gli esperimenti!-
Mi squilla il telefono, rispondo, è il mio amico, intanto mi scivola la giacca dalla borsa, un ragazzo mi rincorre per darmela, stavolta sorrido io per prima, anche è perché non so dire grazie, e molte volte me ne dispiaccio. Non ho mai la parola pronta! Ma visto che tutti mi sorridono io sorrido a lui. Continuo a camminare parlando al telefono, il mio amico mi prende per il culo ovviamente, dicendomi, come sempre, "adesso quante cose fai contemporaneamente?" io gli sorrido sempre, anzi rido proprio, prendendolo in giro, le nostre conversazioni si riducono a pettegolezzi di cose che accadono a noi stessi: gli incontri, le donne, gli uomini, sua madre, Lei, gli altri, Lui, l'Altra...Ci salutiamo.
-devo cercare le parole giuste!-
Vado ancora avanti, mi imbatto in un negozio, ma non d'abiti, il caro ferramenta mi sorride, prendendomi in giro anche lui però...mi sforzo per fargli capire che ciò che cerco è davvero quello. Quando mi succedono queste cose esco delusa dai negozi, perché mi rendo conto di quanto, ancora, questo paese sia maschilista. Anche il falegname non mi credeva, ma tanto non mi credono nemmeno le commesse stupide che tentano di convincermi che "non c'è la taglia"!
-devo smetterla di avere scorbutici pensieri, lo so, ma almeno sono solo pensieri, sto zitta io, resta tutto in testa-
Esco dal negozio, incrocio un bar, uno dei tanti lungo la strada, ormai ho perso il treno, per cui smetto di correre, vado avanti...oggi ho i pantaloni, capita di rado perché mi sento a disagio, non l'ho mai confessato a nessuno, ma uso sempre le gonne perché così non mi si vede il sedere, non che sia brutto, è solo un po' sproporzionato, 'sicilianità' dice la mia insegnante di danza, ma non è quello il problema, il punto è che odio proprio quando me lo guardano, così mi copro con le borse. Due tizi mi guardano, io gli tiro una gelida occhiata forse, involontariamente. Mi capita di farlo spesso, è una di quelle facce buffe di cui parlavo prima, un di quelle che mi permette anche di attraversare la strada nei posti affollati, quando la gente non sa dove andare e bisogna che uno dei due si imponga...lo faccio io, non per presunzione, ma bisogna pur prendere una decisione e passare no? Io lo faccio per prima, di prepotenza!
-devo smetterla di essere presuntuosa a piccole dosi-
Sto per arrivare alla meta!
Ripenso al primo vecchietto incrociato, al ragazzo che mi porge la giacca, al mio amico al telefono, penso anche alle cose da fare, poi smetto di pensare.
Poi smetto di fare tutto...smetto di fare la mia parte un attimo. Smetto di sorridere, d'essere scorbutica, di fare la cogliona, smetto di perdermi nei discorsi, smetto di cercare le parole, smetto di fidarmi della gente, di me, smetto di fare esperimenti, almeno con la mente, smetto di fare tutto insieme.
Passa qualche secondo...e ricomincia tutto.