Al Lettore [parole di Charles Baudelaire]

L'errore, la stoltezza, il peccato, l'avarizia ci tormentano il corpo, ci assillano la mente, e di amabili rimorsi diventiamo nutrimento come il mendicante alimenta i propri insetti.
Testardi nel peccato, nel pentimento incerti, chiediamo un alto prezzo per le nostre confessioni e nella via di fango torniamo poi contenti certi di un pianto vile, lavacro a ogni colpa.
Sul cuscino del male satana trismegisto lungamente ammaliata l'anima culla, e il prezioso metallo della nostra volontà tutto lo manda in fumo lui sapiente alchimista.
E' lui, il diavolo, che tira i nostri fili! Così troviamo seducenti oggetti repellenti; ogni giorno d'un passo scendiamo nell'inferno, senza orrore attraversando un puzzo di tenebra.
Come un misero vizioso bacia e succhia il seno straziato di un'antica puttana, così arraffiamo al volo un piacere segreto, arancia rinsecchita che a fondo spremiamo.
Nel cervello stipati, brulicanti come vermi, si scatenano in un'orgia milioni di demoni; nel respiro, invisibile fiume, la morte ai polmoni ci scende con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l'incendio, il pugnale non abbelliscono ancora ricami graziosi, la trama banale dei nostri destini pietosi, è solo perchè bastante ardire manca al cuore.
Ma fra tutti gli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, gli scorpioni, i mostri che urlano, grugniscono, guaiscono nel serragio infame strisciando nei nostri vizi; uno ve n'è più brutto, più crudele, più immondo!
Si muove appena né lancia grandi strida, della terra farebbe volentieri un'unica rovina e il mondo inghiottirebbe sbadigliando; è la Noia -gli occhi gonfi d'un pianto involontario, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Lo conosci, lettore, quel mostro delicato, -ipocrita lettore, -mio simile, -fratello!

giovedì 27 ottobre 2011

è sempre colpa della luna (settima parte)

Venerdì. Adele arrivò con il solito treno delle 11.59. Cristina e Gabriele faticarono un po' a svegliarsi questa volta, ma riuscirono comunque ad arrivare in stazione per prendere l'amica. Dopo un veloce saluto tornarono a casa, Adele decise di cucinare per gli amici, che non sembravano esser messi fin troppo bene. Dopo pranzo decisero di andare a vedere Santa Maria del Fiore. Furono sulla cupola giusto per l'ora vicina al tramonto, mentre il sole calava. Per loro erano attimi di silenzio, tutti e tre preferivano gli orari in cui a sorgere era la luna.
Dopo il tempo trascorso sopra Firenze tornarono giù in piazza e decisero il da farsi di quel venerdì sera. Fecero un veloce aperitivo in cui alcool non fu certo messo da parte. Rientrarono a casa brilli, ma la tabella di marcia metteva una gran fretta a tutti e tre,
Adele entrò in casa per prima, denudandosi di fretta....lasciò scivolare in terra gli abiti. Fu Cristina ad ordinare il caos di Adele, mentre Gabriele si sistemava un po'. Uscita di doccia, Adele, non si premurò di non far scivolare in terra anche l'asciugamano, che mostrò a Gabriele e Cristina il suo corpo esile e muscoloso, nudo. Reduce dai suoi sforzi di una vita per mantenerlo tale.
Si trovarono in centro con degli amici di Gabriele. Andarono a cenare in una viuzza dispersa di Firenze, città che era vicina nell'accogliere un autunno freddo. Si stava colorando di rosso.
Dopo la cena andarono a ballare, non era nell'uso comune di Adele e Cristina, ma si adeguarono senza troppi problemi.
Paolo, uno degli amici di Gabriele, era forse attratto da Cristina, che sorrideva affascinata da quall'uomo che le parlava senza fermarsi, mentre la musica assordante le tuonava nelle orecchie. Decisero infatti si uscire per poter parlare senza dover urlare. I discorsi si posarono sugli studi di Cristina, sull'arte, sul rapporto di lei ed Adele, che Paolo aveva notato. I due si scambiarono un bacio, che era tutt'altro che tenero. Le labra di lui si posarono violente su quelle di lei, avvolse la ragazza in un abbraccio. Lei riusciva a sentire lui.
Uscirono tutti dalla discoteca, optarono per andare a fare colazione e rientrare a casa di Gabriele. Dormirono tutti li, in una gran confusione, che non lasciava ben capire chi era in camera di chi o su cosa, o chi.
Adele dormì distante da Cristina, ma vicina a Gabriele. Cristina forse era sola, sul divano. Mentre gli altri amici erano forse avvolti nello stesso letto.
...la luna stava già per andar via...in un'altra notte.

venerdì 21 ottobre 2011

Pausa



Mi chiedo:
una volta che un individuo immagazzina tante nozioni, impara...dove va a finire tutto?
In quale parte del corpo-cervello finiscono le cose che impariamo, le immagini che vediamo, i movimenti che facciamo?
è bello sapere che è possibile ripescare sempre ciò che nella vita ci viene detto o fatto.
Oggi mi rendo conto che piano piano conosco nuove cose, alcune le dimentico, altre le conservo, probabilmente dando ad ogni notizia e nozione un'importanza che la cataloga come una cosa più o meno importante, dandole un posto nella mia mente, nei miei ricordi, tra le mie nozioni.
Ho sempre avuto un problema io, quello di fare collegamenti tra le cose che imparo o che mi vengono dette, probabilmente ho solo una discreta memoria, perchè di fatti poi non so nemmeno usare quanto "imparo". Mi ritrovo a fare discorsi sul niente, partendo dal concreto. C'è gente che più o meno capisce, che non fraintende, perchè poi tutto sta nel non essere fraintesi.
Mi piace pensare che nel mio cervello ci siano dei neuroni sempre a lavoro...non amo pensare di star ferma, anche mentre dormo!

lunedì 17 ottobre 2011

è sempre colpa della luna (sesta parte)


Martedì. Cristina si svegliò tardi e saltò lezione, chiamò Adele, che doveva essere libera quella mattina. Le due amiche si sentirono al telefono, Cristina si era svegliata un po' confusa, per un attimo non aveva capito dove fosse, forse era questo il motivo della chiamata rivolta ad Adele. Parlarono con molta fretta, Adele era rivolta verso la finestra, a guardar giù, aspettava un amico,
Cristina era ancora sotto le lenzuola, pentita di non essere andata a lezione. Non stettero molto al telefono. Cristina raccontò con fretta all'amica della sensazione di confusione che provava quella mattina, Adele non le potè darle udienza, arrivò subito l'amico, si salutarono frettolosamente.
Cristina decise allora di chiamare Gabriele. Loro non si sentivano spesso e lui fu sorpreso, infatti, della chiamata. Disse a lui della confusione e della frettolosità strana di Adele, che non era solita a salutarla così con tale fretta, quasi a non aver voglia di lei. Gabriele era immerso tra il pc ed i fogli sparsi ovunque; durante la conversazione, che vacillò da argomenti come il weekend appena passato, al vino di Anna e Giovanni ed sorrisi di Eva, Gabriele chiese a Cristina se voleva andare da lui durante la settimana, aveva davvero percepito dalla voce di lei la confusione di cui parlava. Cristina ne fu sorpresa. Non aveva mai passato molto tempo sola con Gabriele, era Adele a legarli; andare da lui implicava, comunque passare del tempo insieme senza di lei. Accettò senza esitare troppo.
Il viaggio in treno passò velocemente, il paesaggio fuori era diverso da quello della settimana prima, iniziava a prendere i colori dell'autunno, l'aria era cambiata, iniziava un po' a pungere.
Si videro il giovedì, Cristina arrivò a Firenze tardi, andarono direttamente a cena e dopo in una birreria, Cristina prese una rossa e Gabriele una doppio malto. L'argomento della serata fu il caos di Cristina, la sensazione di quel martedì mattina al risveglio. Ma anche Adele, che occupò il 50% dei loro argomenti. Volente o nolente il legame tra i due era lei, anche se quella sera si stavano conoscendo, tra le parole, i sussurri e gli urli. Trovarono altri punti di legame e coesione, che prima di allora non avevo conosciuto, probabilmente perchè Adele li investiva e li attraeva verso se stessa.
Rientrarono alle 2 nel caos di casa di Gabriele, sorridenti, un po' brilli. Si diressero entrambi verso lo stesso letto...senza rendersene conto erano nudi, abbracciati l'uno nell'altro, le lenzuola si stropicciarono, lasciando increspature fatte di sorrisi ammalianti di lei e sogghigni di lui. Fu un vortice di sussurri, di abbracci.
Solo la luna ad illuminare, fiocamente, la stanza.

giovedì 13 ottobre 2011

è sempre colpa della luna (quinta parte)


La domenica non ci mette mai troppo ad arrivare, è silente.
I ragazzi si svegliarono avvolti tra le lenzuola, era presto.
Adele e Cristina si erano abbracciate tutta la notte, mentre facilmente Gabriele era caduto tra i sogni.
Adele sentiva il calore di Cristina, che le dava le spalle, era lei ad avvolgerla, a sentire il suo corpo, aveva un odore fresco, sapeva di lavanda, o cannella forse. Il suo braccio era sul fianco dell'amica. Per un attimo volle accarezzarla, farle scivolare le culotte morbide rosa, sempre in tinta con la canotta, ma esitò (Una cosa che Cristina adorava di Adele era la cura che lei metteva nel vestirsi, anche in occasioni come la notte). Se solo Gabriele fosse stato sveglio, si sarebbe innamorato delle due creature accanto a lui.
Si svegliarono a distanza di qualche minuto l'una dall'altra. La prima fu Cristina; poco dopo Adele aprì gli occhi, forse a causa dell'allontanamento del corpo dell'amica. Si girò verso Gabriele, per cercare un corpo caldo, e lo trovò pronto ad accoglierla tra le braccia. Dopo qualche titubanza nell'aprire gli occhi, anche loro due decisero di alzarsi. Sistemarono le borse e fecero colazione.
Anna era bella in cucina. Era bella mentre aspettava loro tre per la colazione e per dargli qualche bottiglia di vino ed un saluto. Era bella mentre di profilo mostrava la piccola Gaia, che a breve sarebbe arrivata.
I tre partirono subito dopo la colazione, arrivarono a Firenze per pranzo. Casa di Gabriele era accogliente in quel momento, sembrava un nido caldo per tutti e tre. Erano tornati a casa, quella era casa, la loro, non era più solo di Gabriele.
Purtroppo il lunedì non faceva che insistere e le amiche salutarono ancora una volta Gabriele, a malincuore, lasciandolo nel caos di casa sua fatti di fogli e libri.
Stavolta un biglietto: "La luna è andata via riportandosi con se la magia del suo incanto."

mercoledì 12 ottobre 2011

l'ora è nelle nostre quattro mani.

Credo che tu ti debba riprendere tutte le pietre.
Non vedi che hai fatto un cerchio attorno a me? Quasi non riesco più a saltarci fuori, è un muro quello che stai creando.
Spesso sono egocentrica, ma è nel limbo dei nostri attimi che divento
donna.
Mi affascina e distrae tutto attorno.
A volte non ti rendi conto dei fiori che sbocciano, spesso sbagliano stagione sai?
Con tutte queste pietre io mi confondo, anche se riesco a spaccarle tutte; velata indifferenza la mia.
Quiete e freddezza sono la virtù dei forti.
Sono stufa delle voglie dette ed insoddisfatte, sarà che a me le parole piacciono, ma entro i limiti.
Non ho mai lanciato una pietra, solo qualche sassolino forse. Mantengo le parole dette e se non posso non lancio nulla. Non sono brava a costruire barrire con la sabbia, o forse si, ma so bene che non reggerebbero troppo, cadrebbero il mio stesso soffio.
I fogli di carta puoi camuffarli come vuoi, non saranno mai pesanti come le pietre.
Cadono con tempi differenti, non lasciano solchi nel terreno, non alzano polveroni. Le tue pietre si. è fisica. Il problema, però è che una volta che le lanci dovrai riprenderle, perchè io non mi ritengo all'altezza di poterle cogliere.
Non temere. Torno sempre io...ogni qualvolta avrai bisogno di me ci sarò, e tenterò te nell'esserci nelle mie voglie di te.

venerdì 7 ottobre 2011

appunti

Oggi, a distanza di due anni, e più dalla maturità, mi rendo conto di quante cose io non sappia e quante ne voglia sapere.
Con questa frase non voglio dire che a scuola si impari tutto, anzi, ma in teoria la scuola dovrebbe spingerti alla curiosità.
Le ricerche, ad esempio, a scuola spesso ci lasciavano ricerche, sia la prof di storia che quella di filosofia, come la prof di chimica o letteratura. Io non sono mai stata una cima a scuola, a dire il vero non ci andavo mai, ho rischiato anche la non ammissione agli esami di stato.
Le ricerche per me erano una gran noia, perchè spesso l'argomento non mi interessava. Poche volte veniva scelto un argomento da analizzare che a me piaceva più d'altri, ma poi mi demotivavo perchè ero l'unica a scuola a prendere un po' più sul serio determinati argomenti.
Ho cambiato due scuole, nella prima andavo bene diciamo, non mancavo troppo da rischiare l'anno, ma una serie di circostanze mi hanno portato a far l'errore di cambiare, trovandomi in un'altra scuola dove la mia sfacciataggine non andava per le migliori. Non godevo di grande fama insomma, e come una stupida mi facevo alienare dalla cose ed evitavo di perdere tempo a studiare troppo. Si perchè a volte per me studiare era una perdita di tempo, perchè certe cose proprio non mi interessavano e tutt'ora non mi interessano, come non mi tornano utili.
La scuola italiana, poi, non ha un organizzazione così favorevole e comprensibile per un adolescente, diciamo che non favorisce l'età di studio. Gli indirizzi delle scuole italiane non sono del tutto chiari e spesso gente che fa lo scientifico finisce per scriversi in università opposte.
Spesso i professori dimenticano di essere stati studenti.
Oggi, a distanza di due anni dalla maturità mi rendo conto che non so davvero molte cose che invece avrei dovuto imparare a scuola, molte volte mi perdo nei periodi storici ed a volte proprio confondo le epoche. Adesso sono più curiosa di allora, lo sono sempre stata sì, ma ultimamente ho sempre bisogno di capire meglio le cose, di affrontare meglio discorsi e pensieri filosofici, di capire cosa girava per la testa di un poeta, come e perchè un oggetto ha una determinata forma.
Durante gli ultimi tre anni di liceo, ad esempio, a scuola facevamo filosofia. Purtroppo nei tre anni ho cambiato cinque insegnanti e la cosa non ha favorito lo studio. Metodi e pensieri differenti hanno inciso notevolmente sullo studio della filosofia di venti persone. A me la filosofia, ad esempio, piace molto, di tutte le professoresse che ho avuto, però, solo una mi ha dato l'imput giusto, durato solo qualche mese. Nella mia curiosità ho sempre mantenuto ricerche parallele, che non erano mai scolastiche, ma scaturite da quel po' di curiosità che la scuola mi metteva in testa.
Ogni tanto, tra i libri, trovo i miei appunti delle varie materie, frasi scritte mentre ero scazzata a scuola, o con grande coscenza anche. Ho appunti ancora sparsi per casa in cui facevo anche discorsi seri. Ma no, non devo nulla alla scuola! Ma credo che sia per tutti così, no?
Negli anni di scuola non hai nemmeno il tempo per pensare con la tua testa, per fare un tuo pensiero o una tua domanda.
Ho ammirato un solo mio prof, insegnava storia dell'arte. Metteva i voti in base alla domanda che gli ponevamo durante la lezione. è stato l'unico a capire che la curiosità era li, tutta in una domanda. Insomma, se poni una domanda certo poi non ti dimentichi la risposta!
Metodi. I metodi a scuola fanno tanto...ecco perchè io tornerei ai greci.
Oggi, a distanza di più di due anni dalla maturità mi chiedo cosa sia la maturità...consapevole di quante cose io voglia conoscere.

martedì 4 ottobre 2011

è sempre colpa della luna (quarta parte)


Il sole svegliò molto presto Gabriele, che scaraventò le due amiche giù dal letto; voleva portarle fuori Firenze, da un amico di lavoro, che aveva una casa su un colle. I tre amici arrivarono a Gaiole. Gabriele presentò Giovanni ad Adele e Cristina. Giovanni viveva sulle colline del Chianti con la famiglia; Anna, la moglie, Eva la figlia di 7 anni ed Aldo il figlio più piccolo; erano in attesa di Gaia però, che di tanto in tanto si faceva sentire con qualche calcio.
Pranzarono tutti insieme, e nel pomeriggio passeggiarono per i colli ridendo un po' e chiaccherando molto, anche un po' a causa del vino, prodotto da Giovanni ed Anna.
Rientrati quando la luna si levò, si sistemarono nella stanza che la famiglia aveva sistemato per i tre. Era una stanza con un forte odore di legno, il casolare era vecchio, ristrutturato anni prima da Anna e Giovanni. Adele si immerse nella vasca piena di sapone, lasciò la porta aperta; vedeva, infatti, Gabriele e Cristina chiaccherare e sorridere ed era felice nell'osservarli, erano attraenti insieme. I due si sentivano osservati forse, e dopo essersi guardati negli occhi si girarono entrambi verso Adele, che era immersa in una vasca di bolle, in un bagno che aveva come luce solo quella soffusa di qualche candela. I due ragazzi andarono verso l'amica che aveva un sorriso un po' malizioso nel vederli avvicinarsi. Gabriele non ci mise molto a far andare sott'acqua Adele e finì che i bagno era tutto allagato.
Passarono una sabato sera in compagnia della famiglia, a parlare e bere ancora vino, a mangiare ogni tipo di formaggio, con ogni tipo di marmellata. Fu una serata piacevole, un sabato sera come pochi. Adele, ad un certo punto della serata, fu travolta da Eva ed Aldo, i due bimbi, che vollero giocare con lei. Cristina la osservava sempre, di Adele adorava questo, il suo senso materno e protettivo, nonostante la vedesse ancora come una bambina. Sorrideva, nel vederla così naturale e spontanea con i due bambini. Gabriele notò lo sguardo assorto di Cristina, sorrise. Anna notò gli sguardi assorti ed attratti, l'uno dall'altro, dei tre ragazzi. Li vedeva tutti e tre così presi l'uno dall'altra. Adele immersa in se stessa, Gabriele assorto in Cristina e quest'ultima rapita da Adele.

lunedì 3 ottobre 2011

Naturalismo feat Simbolismo

Amo le similitudini.
Quante ne abbiamo? Quante ne sappiamo e conosciamo? Quante ne dovremmo conoscere? E da quante dovremmo scappare?
Inventarci e scoprirci nei nostri gioci e nelle nostre parole. In tutte le nostre menti e nel solo corpo.
Decidi quale aspetto giocare stasera. Sarebbero i soliti sguardi e le solite rincorse, qualche sussurro.
Siamo troppo testardi per essere diversi.
Le epoche cambiano, ed io ogni notte vago in cerca di quella diversa da quella precedente, a giocare con una me uguale, con te nelle solite vesti. Diversi solo per la luce.
Sappi che l'esibizione è il miglior modo per comprendere la propria intimità, per lo meno questo è quanto continuo ad ingoiare dai miei pensieri. Non ho scienza in mano...e meno d'ogni esperienza possibile.
L'obbiettività e la consapevolezza della confusione sono sintomi di una malattia...ci amiamo in modi perversi e poi gettiamo sentenze sulla perdizione.
Potrei perdere la testa per me stessa...
Ti dispiace se resto ancora un po' bambina?
La gente tende a resposabilizzarsi, mentre io vedo solo nella me piccina il modo per proteggermi dagli attacchi che regolano l'attuale morale, che trovo stupida.
Mi affido alla natura arcaica, non vedo il male in nulla, ma con la consapevolezza che esiste. Non sarò figlia dell'istinto, ma della natura sì...e di un amore.
Uno come il nostro...

domenica 2 ottobre 2011

"Beviamocisù" mi dicono.

I peccati ci scavano le rughe sulla pelle, definiscono i contorni dei corpi e delle menti, ma possono anche confondere i contorni...se pecchiamo fino all'eccesso.