L'affinità crea il rapporto.
Spesso creerei spazi dettati da getti di colore,
limitazioni arancioni su campi viola
e recinti verdi su cieli rossi,
mentre in realtà non facevo che cadere.
Era un blu,
un blu più azzurro credo,
un blu più azzurro credo,
ugualmente profondo forse.
Sentivo sulla pelle del viscido,
era il pensiero che decideva di rigettarmi.
Non feci nessun rumore al contatto con l'acqua,
mi sembrò di tornare embrione.
Breve istante, un agglomerato acceso,
forte come le nuvole che lo sovrastano,
migliaia di innocenti nodi di aria,
condensamenti stabili sulle sagome antiche degli alberi.
Ho visto radere al suolo aspettative eccelse,
ho creduto di vedere animali in marcia,
sono sicuro di aver pensato a me stesso
come alternativa unità della coda.
Mi tingo di verde, divento natura.
Non c'è un nesso a tutto,
c'è solo quella luce effimera che gioca a nascondersi.
Non vuole che noi, forse.
Suona eterea, mentre prega.
Il buio tra le mura di pietra è freddo, sacrale.
L'aria è un po' gotica,
intanto animale sono io nel fango.
Prego a te, mentre eterno è l'istante in cui i giri aumentano.
Suona come un lamento, la senti?
Ma è solo una lode silente.
Fischio del treno in arrivo,
ultime constatazioni del tram quotidiano
che passa a prendere un po' di clemenza invana.
Uno stanco, un passeggero,
del sole, sì, ma in bianco e nero.
E miglia di distanza, percorse vivide.
Ombra muta, buio e jazz,
da chivas, da poker, da sigaro consumato nel posacenere;
per quel lungo istante
in cui il rischio del gioco
mi fa osservarela mia buona mano.
Brucio intanto,
mentre picchietta un po'.
mentre picchietta un po'.
Sento dall'altra stanza un dolce caos,
il freddo fuori si riduce al classico sorriso
da the...o da te.
da the...o da te.
Ho voglia d'alzarmi da questo tavolo,
di rifiutarmi di badare a me ed alla mia fortuna.
Solamente ieri ho pensato a quanto fosse strano
immaginare le corse
sotto migliaia di pinete di terra nostra,
lì, quando il sole torna a scaldare i nostriincubi fatati,
quando i colori non sono altro
che una e sola composizione.
Mi sono smarrito, lì nel sentiero di aghi di pino.
Ho imparato che devo seguirli,
come in un enorme bussola.
Meta è la perdizione.
Le note sono docili,
mentre i riflessi si fanno limpidi.
mi accompagno e mi cullo,
è lungo il sentiero.
Ciò che è stato sarà,
ciò che si è fatto si rifarà.
(4 pugni, 18 dita, questo sottofondo, due pensieri, la distanza ed altro: Marta e lo Stuls)


alle volte mi capita di sublimare, a contatto con l'acqua..
RispondiEliminac'è un gigante che suona il tamburo.
RispondiEliminaMi hai attraversato il cuore.
RispondiElimina