Al Lettore [parole di Charles Baudelaire]

L'errore, la stoltezza, il peccato, l'avarizia ci tormentano il corpo, ci assillano la mente, e di amabili rimorsi diventiamo nutrimento come il mendicante alimenta i propri insetti.
Testardi nel peccato, nel pentimento incerti, chiediamo un alto prezzo per le nostre confessioni e nella via di fango torniamo poi contenti certi di un pianto vile, lavacro a ogni colpa.
Sul cuscino del male satana trismegisto lungamente ammaliata l'anima culla, e il prezioso metallo della nostra volontà tutto lo manda in fumo lui sapiente alchimista.
E' lui, il diavolo, che tira i nostri fili! Così troviamo seducenti oggetti repellenti; ogni giorno d'un passo scendiamo nell'inferno, senza orrore attraversando un puzzo di tenebra.
Come un misero vizioso bacia e succhia il seno straziato di un'antica puttana, così arraffiamo al volo un piacere segreto, arancia rinsecchita che a fondo spremiamo.
Nel cervello stipati, brulicanti come vermi, si scatenano in un'orgia milioni di demoni; nel respiro, invisibile fiume, la morte ai polmoni ci scende con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l'incendio, il pugnale non abbelliscono ancora ricami graziosi, la trama banale dei nostri destini pietosi, è solo perchè bastante ardire manca al cuore.
Ma fra tutti gli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, gli scorpioni, i mostri che urlano, grugniscono, guaiscono nel serragio infame strisciando nei nostri vizi; uno ve n'è più brutto, più crudele, più immondo!
Si muove appena né lancia grandi strida, della terra farebbe volentieri un'unica rovina e il mondo inghiottirebbe sbadigliando; è la Noia -gli occhi gonfi d'un pianto involontario, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Lo conosci, lettore, quel mostro delicato, -ipocrita lettore, -mio simile, -fratello!

lunedì 23 gennaio 2012

Non so dirty.


L'affinità crea il rapporto.
Spesso creerei spazi dettati da getti di colore,
limitazioni arancioni su campi viola
e recinti verdi su cieli rossi,
mentre in realtà non facevo che cadere.
Era un blu,
un blu più azzurro credo,
ugualmente profondo forse.
Sentivo sulla pelle del viscido,
era il pensiero che decideva di rigettarmi.
Non feci nessun rumore al contatto con l'acqua,
mi sembrò di tornare embrione.
Breve istante, un agglomerato acceso,
forte come le nuvole che lo sovrastano,
migliaia di innocenti nodi di aria,
condensamenti stabili sulle sagome antiche degli alberi.
Ho visto radere al suolo aspettative eccelse,
ho creduto di vedere animali in marcia,
sono sicuro di aver pensato a me stesso
come alternativa unità della coda.
Mi tingo di verde, divento natura.
Non c'è un nesso a tutto,
c'è solo quella luce effimera che gioca a nascondersi.
Non vuole che noi, forse.
Suona eterea, mentre prega.
Il buio tra le mura di pietra è freddo, sacrale.
L'aria è un po' gotica,
intanto animale sono io nel fango.
Prego a te, mentre eterno è l'istante in cui i giri aumentano.
Suona come un lamento, la senti?
Ma è solo una lode silente.
Fischio del treno in arrivo,
ultime constatazioni del tram quotidiano
che passa a prendere un po' di clemenza invana.
Uno stanco, un passeggero,
del sole, sì, ma in bianco e nero.
E miglia di distanza, percorse vivide.
Ombra muta, buio e jazz,
da chivas, da poker, da sigaro consumato nel posacenere;
per quel lungo istante
in cui il rischio del gioco
mi fa osservarela mia buona mano.
Brucio intanto,
mentre picchietta un po'.
Sento dall'altra stanza un dolce caos,
il freddo fuori si riduce al classico sorriso
da the...o da te.
Ho voglia d'alzarmi da questo tavolo,
di rifiutarmi di badare a me ed alla mia fortuna.
Solamente ieri ho pensato a quanto fosse strano
immaginare le corse
sotto migliaia di pinete di terra nostra,
lì, quando il sole torna a scaldare i nostriincubi fatati,
quando i colori non sono altro
che una e sola composizione.
Mi sono smarrito, lì nel sentiero di aghi di pino.
Ho imparato che devo seguirli,
come in un enorme bussola.
Meta è la perdizione.
Le note sono docili,
mentre i riflessi si fanno limpidi.
mi accompagno e mi cullo,
è lungo il sentiero.
Ciò che è stato sarà,
ciò che si è fatto si rifarà.


(4 pugni, 18 dita, questo sottofondo, due pensieri, la distanza ed altro: Marta e lo Stuls)

3 commenti:

  1. alle volte mi capita di sublimare, a contatto con l'acqua..

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  2. c'è un gigante che suona il tamburo.

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