Il bianco e il nero come rappresentazioni di un esistenza contrastante. La visione dell’opposto come uno, singolo. Lento, mutabile, silenzioso. L’uomo visto come elemento di contrasto con se stesso. Un io che da vita a un altro io che non occlude il precedente ma genera, qualcos’altro. Il nero che crea il bianco che elegantemente scivola con fare sinuoso e accompagna il silenzioso opposto. L’apparente uguaglianza, la fine completezza. Un uomo senza piedi e senza mani, costretto in un involucro che lo trasforma, lo modifica, lo infastidisce ma lo rende vivo. Il costume che prende il sopravvento sull’individuo e lo costringe alla visione del singolo, un unione di forze che ingabbiate soffrono. La bellezza dell’uno fusione di opposti che elabora pensieri contrari, si mostra al mondo allegra, sorridente, quasi beffarda, ma realmente sofferente. È qui che abbiamo voluto incentrare il nostro lavoro, sul pensiero di un uomo che giorno dopo giorno combatte con il giudizio dell’altro. Si costringe dentro canoni che non lo rispecchiano, soffre ma non lascia spazio, comunque, alla propria personalità. Nella storia si è sempre in un certo senso, stati vittime dell’immagine, quello che appari rispecchia in parte quello che sei, e quando il tuo essere si manifesta troppo, non vieni accettato come comune. Ecco che il costume da caratterizzante diventa uniformante, tutto si amalgama a un concetto troppo semplicistico di bellezza, tutto si racchiude nel piacere agli altri, non piacere agli altri.
Regia: Federica Amatuccio, Daniele Bisceglia
Fotografia e Montaggio: Daniele Bisceglia
Trucco e Costume: Federica Amatuccio
si Ringrazia: Marta Santospirito
Fotografia e Montaggio: Daniele Bisceglia
Trucco e Costume: Federica Amatuccio
si Ringrazia: Marta Santospirito
Accademia di Belle Arti di Bologna, esame di Costume per lo Spettacolo


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