Dobbiamo vivere con la consapevolezza che la vita finisca, anche domani sì, ma a volte anche con il fatto che sia infinita.
Gli ossimori non funzionano. La vita e l'arte non sono questo...sebbene ne abbiano l'aspirazione.
Nel mio caso arte e vita sono molto legate, forse per questo non so scinderli.
Non esiste il finito infinto. Esiste il finito che aspira all'infinito, ma tra l'averlo e il non averlo c'è di mezzo il limite della storia.
L'infinito lo si considera solo perchè si ha l'esperienza del finito. E per opposizione sappiamo che l'infinito è il contrario del finito, perciò non lo si può vedere..ma lo si più intuire. Sebbene "intuizione" spesso sia una parola vuota.
Sbagliando, considero l'infinito qualcosa che è dopo il finito. Mi piace immaginare che sia il gradino in più. Al finito arriviamo tutti, all'infinito ci arriva solo chi sa andare oltre; che l'infinito sia una cosa sconosciuta è un elemento che gli da fascino, che ci attrae. A volte è meglio non conoscere, perchè la curiosità ci nutre e spingere ad andare avanti.
Ho una razionalità che tende all'infinito e sfocia nell'estetica.
Non è razionalità forse...è il libero gioco delle facoltà conoscitive dell'essere umano che può tendere all'infinito.
La ragione è limitata.







