Al Lettore [parole di Charles Baudelaire]

L'errore, la stoltezza, il peccato, l'avarizia ci tormentano il corpo, ci assillano la mente, e di amabili rimorsi diventiamo nutrimento come il mendicante alimenta i propri insetti.
Testardi nel peccato, nel pentimento incerti, chiediamo un alto prezzo per le nostre confessioni e nella via di fango torniamo poi contenti certi di un pianto vile, lavacro a ogni colpa.
Sul cuscino del male satana trismegisto lungamente ammaliata l'anima culla, e il prezioso metallo della nostra volontà tutto lo manda in fumo lui sapiente alchimista.
E' lui, il diavolo, che tira i nostri fili! Così troviamo seducenti oggetti repellenti; ogni giorno d'un passo scendiamo nell'inferno, senza orrore attraversando un puzzo di tenebra.
Come un misero vizioso bacia e succhia il seno straziato di un'antica puttana, così arraffiamo al volo un piacere segreto, arancia rinsecchita che a fondo spremiamo.
Nel cervello stipati, brulicanti come vermi, si scatenano in un'orgia milioni di demoni; nel respiro, invisibile fiume, la morte ai polmoni ci scende con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l'incendio, il pugnale non abbelliscono ancora ricami graziosi, la trama banale dei nostri destini pietosi, è solo perchè bastante ardire manca al cuore.
Ma fra tutti gli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, gli scorpioni, i mostri che urlano, grugniscono, guaiscono nel serragio infame strisciando nei nostri vizi; uno ve n'è più brutto, più crudele, più immondo!
Si muove appena né lancia grandi strida, della terra farebbe volentieri un'unica rovina e il mondo inghiottirebbe sbadigliando; è la Noia -gli occhi gonfi d'un pianto involontario, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Lo conosci, lettore, quel mostro delicato, -ipocrita lettore, -mio simile, -fratello!

venerdì 27 gennaio 2012

La ragione è limitata.


Dobbiamo vivere con la consapevolezza che la vita finisca, anche domani sì, ma a volte anche con il fatto che sia infinita.
Gli ossimori non funzionano. La vita e l'arte non sono questo...sebbene ne abbiano l'aspirazione.
Nel mio caso arte e vita sono molto legate, forse per questo non so scinderli.
Non esiste il finito infinto. Esiste il finito che aspira all'infinito, ma tra l'averlo e il non averlo c'è di mezzo il limite della storia.
L'infinito lo si considera solo perchè si ha l'esperienza del finito. E per opposizione sappiamo che l'infinito è il contrario del finito, perciò non lo si può vedere..ma lo si più intuire. Sebbene "intuizione" spesso sia una parola vuota.
Sbagliando, considero l'infinito qualcosa che è dopo il finito. Mi piace immaginare che sia il gradino in più. Al finito arriviamo tutti, all'infinito ci arriva solo chi sa andare oltre; che l'infinito sia una cosa sconosciuta è un elemento che gli da fascino, che ci attrae. A volte è meglio non conoscere, perchè la curiosità ci nutre e spingere ad andare avanti.
Ho una razionalità che tende all'infinito e sfocia nell'estetica.
Non è razionalità forse...è il libero gioco delle facoltà conoscitive dell'essere umano che può tendere all'infinito.
La ragione è limitata.

martedì 24 gennaio 2012

Seduzioni

Il freddo punge in faccia,
riesce ad infilarsi bene tra i vestiti, nonostante lei si ricopra di strati d'abiti, non lasciando il minimo lembo di pelle scoperto. Riesce quasi a sedurla ed a spingerla a camminare veloce per strada, dove ogni giorno incrocia volti che si bloccano, mutevoli nella loro lentezza.

Le appariva deserta la città, nonostante fosse invasa di gente, che, come manichini, si scontravano distrattamente per via del loro modo di correre per sfuggire al freddo, per raggiungere la meta.
A volte cumuli di vento le accarezzavano il volto, sembravano pizzichi ed a volte sembravano proprio volerle del male.
Aveva la sensazione che la gente le entrasse nel corpo senza chiederle permesso, ogni volta che andava a sbatterci contro,
percepiva d'essere un loro pensiero.
Non provava dolore, ma solo un lieve sapore di sangue, che scivolava sul suo collo.

Ti ho visto, mi sono scontrata con te, che vagavi nella tua fretta, spinta anche tu da un vortice di gelide mani, che ti conducevano verso una meta indefinita.
Mi sono sentita travolgere, per un secondo,
sedotta anche.

lunedì 23 gennaio 2012

Non so dirty.


L'affinità crea il rapporto.
Spesso creerei spazi dettati da getti di colore,
limitazioni arancioni su campi viola
e recinti verdi su cieli rossi,
mentre in realtà non facevo che cadere.
Era un blu,
un blu più azzurro credo,
ugualmente profondo forse.
Sentivo sulla pelle del viscido,
era il pensiero che decideva di rigettarmi.
Non feci nessun rumore al contatto con l'acqua,
mi sembrò di tornare embrione.
Breve istante, un agglomerato acceso,
forte come le nuvole che lo sovrastano,
migliaia di innocenti nodi di aria,
condensamenti stabili sulle sagome antiche degli alberi.
Ho visto radere al suolo aspettative eccelse,
ho creduto di vedere animali in marcia,
sono sicuro di aver pensato a me stesso
come alternativa unità della coda.
Mi tingo di verde, divento natura.
Non c'è un nesso a tutto,
c'è solo quella luce effimera che gioca a nascondersi.
Non vuole che noi, forse.
Suona eterea, mentre prega.
Il buio tra le mura di pietra è freddo, sacrale.
L'aria è un po' gotica,
intanto animale sono io nel fango.
Prego a te, mentre eterno è l'istante in cui i giri aumentano.
Suona come un lamento, la senti?
Ma è solo una lode silente.
Fischio del treno in arrivo,
ultime constatazioni del tram quotidiano
che passa a prendere un po' di clemenza invana.
Uno stanco, un passeggero,
del sole, sì, ma in bianco e nero.
E miglia di distanza, percorse vivide.
Ombra muta, buio e jazz,
da chivas, da poker, da sigaro consumato nel posacenere;
per quel lungo istante
in cui il rischio del gioco
mi fa osservarela mia buona mano.
Brucio intanto,
mentre picchietta un po'.
Sento dall'altra stanza un dolce caos,
il freddo fuori si riduce al classico sorriso
da the...o da te.
Ho voglia d'alzarmi da questo tavolo,
di rifiutarmi di badare a me ed alla mia fortuna.
Solamente ieri ho pensato a quanto fosse strano
immaginare le corse
sotto migliaia di pinete di terra nostra,
lì, quando il sole torna a scaldare i nostriincubi fatati,
quando i colori non sono altro
che una e sola composizione.
Mi sono smarrito, lì nel sentiero di aghi di pino.
Ho imparato che devo seguirli,
come in un enorme bussola.
Meta è la perdizione.
Le note sono docili,
mentre i riflessi si fanno limpidi.
mi accompagno e mi cullo,
è lungo il sentiero.
Ciò che è stato sarà,
ciò che si è fatto si rifarà.


(4 pugni, 18 dita, questo sottofondo, due pensieri, la distanza ed altro: Marta e lo Stuls)

lunedì 16 gennaio 2012

Pelle

Si rigenera.
Dimentica facilmente,
di volta in volta,
ogni odore che le passa e la sfiora.

Ha segni a volte.
Che vanno via col tempo.
Tornano.
Arrossisce se fa male.

E' come un'impronta per certa gente.
La si riconosce.
Nasce pura.
I segni del tempo l'addolciscono
e la scarniscono.

Ombre sui volti.
Storia.

[Ph Annie Leibovitz] 

venerdì 13 gennaio 2012

Postumi

Erano mesi senza sogni i miei, adesso sono tornati. A volte sono incubi.
Mi rincorre
io scappo senza fermarmi,
inciampando ogni tanto.
I sogni, quelli normali, non li faccio ancora, restano tutti troppo spinti ed io li preferirei più spenti, perchè non amo svegliarmi zuppa di sudore al mattino.
Sognare, ora, mi sembra come lottare, eppure ne avevo bisogno perchè mi sentivo presa meno in considerazione da Morfeo.
Ora mi culla, ma sembra tenermi in gabbia. Urla ai suoi fratelli che fan nascere incubi e fantasie.
Ho quasi paura di andare a dormire, di chiudere gli occhi. Mi abbandono...
[PH CuoreNudo, Model Tenshiko (me)]

lunedì 9 gennaio 2012

Sarà come perdere parte di me?








L'odore della pelle è la tentazione della lingua, che amo farti scivolare addosso per poi percepire i brividi sotto la mia mano che, a palmo aperto, ti tiene stretto, mentre i brividi ti fanno diventare umano e gemere dopo aver ceduto.
Umano sì, sei umano.
Sarò umana anche io un giorno, presto forse, cederò ad ogni tuo volere e cadrò nel vortice.
Legami e stringimi...chiedimi di tutto ciò che sono per te.
Sarò schiava un giorno, forse. Come schiavo è Lui per me.




[Ropes Kirigami, Ph Aryskio, Model Tenshiko(me)]

mercoledì 4 gennaio 2012

Siamo perfetti, sempre!





"La sanità mentale è un'imperfezione." diceva Bukowski e di fatti come non dargli torto se ciò che tutti chiamiamo insano è ciò che più ci attrae?
I bambini amano il proibito. Dirgli "non fare questo" o "non andare li" è solo un invito a farlo.
Siamo anche noi, allora, un po' bambini, ci piace andare oltre, ma non solo per il gusto di farlo...semplicemente perchè l'oltre è tutto ciò che ci serve.
La perfezione si raggiunge ogni volta che si supera la soglia e si comprendono i limiti di ogni cosa, proprio perchè ogni cosa è fuori ogni limite.
"Non c'è nulla che spaventi di più l'uomo che prendere coscienza dell'immensità di cosa è capace di fare e diventare." diceva Kierkegaard...gli errori permettono di imparare, ma l'oltre è da sempre la "perfezione" celata a cui tutti tendono ad aspirare, forse perchè ciò che non conosciamo (che poi ci permette spesso l'errore) ha un ottimo potere d'attrazione.